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Ad Agrigento e provincia l’acqua manca e
quel poco che arriva (quando arriva) nelle case dei cittadini è la più cara d’Italia,
ma l’assurdo è che la Regione Siciliana ha permesso alla Nestlè (la multinazionale che controlla il
gruppo San Pellegrino, che a sua volta aveva acquistato il marchio della
Platani Rossini srl) di sfruttare le
risorse idriche dell’entroterra agrigentino esattamente il bacino idrico di
Santo Stefano di Quisquina in contrada Margimuto, monti Sicani. Precisiamo
che si tratta di un acqua micrologicamente pura alla fonte che ha
anche ottenuto il riconoscimento di"oligominerale" e non come quella
che esca dai rubinetti che è buona norma
bollirla prima di usarla nei consumi domestici. Tante proteste da parte di
cittadini e amministratori ma in conclusione niente di concreto.
Gli
agrigentini se vogliono l’acqua, la loro acqua, devono andare al supermercato a comprarla.
Acqua sempre più cara: + 4,6% rispetto al 2006, con aumenti del 38% ad
Agrigento e 32% a Novara.
Presentata una indagine di Cittadinanzattiva: Centro
più caro, con Toscana in testa, mentre il Sud è sprecone.
Chiesto il blocco
delle tariffe fino a dicembre 2009
Agrigento senza acqua, ma con la bolletta alla gola.
Rubinetti a secco nelle case, ma con la «tariffa idrica domestica» più cara
d’Italia. Insomma, ad Agrigento l’acqua - quelle poche volte che c’è - risulta
salatissima. Una situazione paradossale nella provincia più assetata d’Italia,
dove i militari fanno la guardia alle condotte per contrastare i furti d’acqua.
Ora si scopre che, proprio qui, dove l’acqua arriva
nelle abitazioni solo per 15 giorni al mese, ogni famiglia spende 445 euro
all’anno, a fronte di una media nazionale di 229. I conti li ha fatti
l’associazione Cittadinanzattiva, prendendo in esame la classifica tariffaria
del «servizio idrico integrato» (acquedotto, canone di fognatura e depurazione,
quota fissa o ex nolo contatori) relativo a tutti i capoluoghi di provincia
italiani. Campione di riferimento: il costo annuo sopportato da una famiglia di
tre persone che consuma 192 metri cubi d’acqua all’anno. Dall’analisi delle
bollette emerge così che ad Agrigento gli aumenti più cospicui si sono
verificati negli ultimi due anni, tra il 2006 e il 2007, con un incremento del
38%. Peggio hanno fatto solo a Novara con il 50% e a Verbania col 45%, dove però
l’esborso complessivo per ogni famiglia resta comunque allineato alla media
nazionale e dove - differenza non da poco rispetto ad Agrigento - l’acqua arriva
regolarmente 365 giorni all’anno.
Ma è tutta la Sicilia a patire non poco per un semplice
bicchiere d’acqua: in media ogni famiglia residente sull’isola spende
annualmente 251 euro, con un aumento nel biennio dell’8,7% contro il 4,6% della
media nazionale. Prezzi da vino doc, altro che acqua di rubinetto. Un’enormità
rispetto a Milano che, con 106 euro a famiglia, spende quattro volte di meno di
Agrigento, aggiudicandosi il record (incredibile, ma vero) di «città meno cara».
Certo, se poi dal rubinetto si passa alla bottiglietta del chiosco in piazza
Duomo, il discorso cambia...
Acqua salata, si diceva: sull’intero territorio
nazionale il costo dell’acqua è aumentato del 4,6% rispetto al 2006 e del 32% da
gennaio 2002 a agosto 2008. Di questo passo un bene di prima necessità inizierà
a diventare un «lusso», esattamente come è già accaduto con il pane.
Rubinetto-selvaggio, al momento, colpisce più al Sud che al Nord: fra le dieci
città meno care, ben otto sono capoluoghi di provincia del Nord.
Cittadinanzattiva ieri ha consegnato la sua indagine al
ministro Scajola, chiedendo al Governo e al Parlamento il «blocco delle tariffe
dell’acqua fino a tutto il 2009»; «È inoltre indispensabile - ha aggiunto
l’associazione - l’istituzione di un’Autorità di regolazione del settore idrico
dotata di reali poteri d’intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di
tariffe, contratti e bollette fotografata dal nostro rapporto».
Mauro D’Ascenzi, vicepresidente di Federutility (la
federazione che riunisce circa il 90% dei gestori di acquedotti) non si sente
responsabile: «Ci si può anche porre l’obiettivo del risparmio delle bollette.
Anzi, prima quello della risorsa - che è preziosa - e poi quello dei costi. Per
fare questo però occorrono investimenti e ammodernamento delle reti. Ovvero,
servono soldi. Gli investimenti li hanno fatti finora le nostre aziende, che da
qualche anno sono congelate in attesa di regole certe». D’Ascenzi, lungi dal
perdersi in un bicchier d’acqua, passa all’attacco: «Abbiamo le tariffe più
basse d’Europa. Le nozze con i fichi secchi non si fanno per risparmiare acqua e
denaro, servono reti efficienti. Se si continuerà a comprimere le tariffe, a
lasciare bloccati gli investimenti e a mettere in discussione la necessità di
una gestione industriale dell’acqua, salterà l’intero sistema. Avremo delle vere
voragini, sia economiche che fisiche, nelle reti. A quel punto tutte le cifre
saranno moltiplicate, sia se si copriranno con le tariffe, sia se si copriranno
con imposte».
Quanto alle differenze tra le tariffe, Federutility è
scettica: «Le regioni sono molto differenti tra loro e l’acqua richiede modalità
e trattamenti diversi da zona a zona. È un dato certo però, che laddove ci sia
una gestione industriale, fatta dalle aziende di servizi pubblici, il rapporto
tra qualità del servizio e tariffa, è sempre coerente. Le gestioni dirette hanno
quasi sempre creato grandi sprechi». Nel mirino anche la richiesta di
Cittadinanzattiva di una Autorità per l’Acqua: «Sono molti anni che chiediamo
anche noi che per l’acqua sia formata un’autorità di regolazione. Ancor più
oggi, dopo le altalene sulle cariche delle autorità di regolazione, ribadiamo
che deve essere davvero forte ed indipendente, nei confronti dei tanti soggetti
coinvolti nella gestione delle risorse idriche».
L’alternativa è lasciare ancora più spazio alla lobby
potentissima delle acque minerali che nel nostro Paese ha trovato l’America.
L’Italia è infatti la nazione numero uno per consumo di acque in bottiglia.
L’esempi più clamoroso di consumo indotto dalla pubblicità. Ma, in realtà,
assolutamente inutile.
da
il Giornale 08/10/08
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