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Le chiamano "Morti Bianche" come se il tutto fosse frutto della casualità e della sfortuna.
Le chiamano morti bianche quasi non ci fossero dei responsabili dietro gli omicidi che si compiono ogni giorno sui posti di lavoro e negli incidenti stradali mentre ci rechiamo al lavoro.
Bianche come qualcosa di neutro, chiaro, puro.
Bianche come il ridicolo vitalizio che un figlio, una madre, una moglie, un marito ricevono dall’Inail come rimborso spese della violenza del lavoro.

Bianche, fredde ed inutili come le parole e le dichiarazioni d’intenti che si ripetono con costanza e ripetitività per celebrare i caduti sul lavoro, i martiri li chiamano.
Di una guerra si tratta…..con i suoi feriti, mutilati, reduci, ma senza prigionieri. In Italia abbiamo una media di quattro morti al giorno. Gli incidenti non mortali sono invece migliaia.

E ogni giorno si sprecano fiumi di parole, di impegni solenni.

I vari decreti legge non sono riusciti nemmeno ad attenuare il fenomeno.

La macchina per pompare il profitto è troppo potente, nessuno ha interesse a fermarla, e chi ci prova si trova ad affrontare tantissimi ostacoli sino al rischio della perdita del posto di lavoro.

Altri due lavoratori morti vanno ad allungare una lunga e triste lista. Un vero è proprio bollettino di guerra.

 

E' la denuncia dell'ANMIL, l'Associazione dei mutilati e invalidi
Nuovo appello del Quirinale: "Si leva un indignato 'Basta'!

Morti bianche, tre vittme al giorno
Napolitano: "Applicare le norme"

Ogni giorno, in Italia, tre persone muoiono sul lavoro e 27 rimangono invalide in modo permanente. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati dell'Inail, sono state circa 1.200 e oltre 800 mila gli invalidi. Dati ripresi dall'Anmil - l'Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro - in occasione della cinquantottesima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra oggi. Cifre che testimoniano la gravità del fenomeno, una delle principali cause di morte e con "quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi".

Una giornata, si sottolinea all'Anmil, per richiamare l'attenzione delle istituzioni, delle forze sociali e dei mezzi di informazione sulla questione. Ma anche occasione "per denunciare le condizioni di vita drammatiche" degli invalidi e dei superstiti delle vittime", per i quali è necessario arrestare la deriva assistenzialistica verso cui il sistema si sta spingendo negli ultimi anni. "Basti pensare al fatto che una vedova percepisce in media una rendita di appena 700 euro al mese". Per l'Anmil, allo stesso tempo, deve però "essere un impegno condiviso da tutti quello di arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, con una vera e responsabile applicazione delle norme per la prevenzione, sia da parte delle aziende che dei lavoratori"

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al presidente dell'Associazione nazionale mutilati ed invalidi sul lavoro, Pietro Mercandelli, un messaggio in cui afferma: "Desidero rivolgere il vivo apprezzamento per il costante impegno associativo a favore della prevenzione nei luoghi di lavoro, della tutela dei lavoratori infortunati, dell'assistenza delle famiglie delle vittime e della sensibilizzazione dell'opinione pubblica. I preoccupanti dati diffusi dall'Anmil e le stesse tragiche cronache di questi giorni confermano quanto cruciale sia la questione della prevenzione sul lavoro. Si è levato naturalmente un indignato 'basta', sinceramente condiviso, di fronte a tragedie che, per la loro dimensione, suscitano il clamore dei media e il coinvolgimento dell'opinione pubblica".

"La realtà quotidiana - ha aggiunto il Capo dello Stato - ci ripropone casi drammatici (persino ripetitivi nella loro dinamica), storie personali e familiari di dolore e sofferenze che la vostra Associazione, insieme a tante altre espressioni del volontariato e delle istituzioni, aiuta ad affrontare con un impegno concreto di solidarietà che è giusto riconoscere e valorizzare. C'è indubbiamente, anche un problema di risorse: è decisivo qualificare quelle disponibili perchè si investa in formazione ed informazione, si persegua con determinazione l'obbiettivo dell'abbattimento degli incidenti sul lavoro, si rafforzino le tutele dei lavoratori e si sostengano le famiglie delle vittime sul lavoro".

Il Presidente della Repubblica ha poi concluso dicendo: "Particolare significato assumono le numerose iniziative promosse in ambito scolastico per una più diretta presa di coscienza da parte dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. E' doveroso tenere viva l'attenzione al fenomeno, non demordere nell'allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. E' questo un obbiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro".

Per il governo è intervenuto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: "Nonostante le statistiche ci dicano che continuano a scendere gli infortuni mortali sul lavoro, dobbiamo mantenere alta la guardia rispetto a un fenomeno che ha una dimensione intollerabile in un paese moderno. Dobbiamo guardare bene alle caratteristiche degli infortuni - ha aggiunto il ministro - a quel quasi 60 per cento di infortuni sulla strada che richiamano tutta la nostra responsabilità perché ci sia maggiore sicurezza sulle strade, quanto più per le persone che le sfruttano per ragioni di lavoro, così come dobbiamo guardare alla dimensione della piccola impresa, dell'agricoltura, dei cantieri in particolare quelli abusivi che sono luoghi di pericolo immanente per la salute e la sicurezza delle persone. La scelta vera che noi vogliamo fare è quella di alzare molto il livello della capacità della persona di tutelare la propria salute nel luogo di lavoro".

Quando un giornalista gli ha chiesto se si possono aumentare i controlli nei cantieri, il ministro ha risposto che "si può fare integrando ancor più le capacità ispettive centrali e locali e chiamando al tempo stesso in gioco, come chiedono, le parti sociali con forme di collaborazione tra di esse che già ci sono e vanno incoraggiate in modo che, accanto al controllo delle istituzioni, ci sia anche il cono di luce garantito delle organizzazioni rappresentative dei lavoratori e delle imprese"

L'associazione Articolo21, che ha promosso assieme a Cesare Damiano la "carovana per un lavoro sicuro", esprime un profondo ringraziamento al presidente Napolitano, che torna a far sentire la sua voce contro quell'autentica strage quotidiana che si consuma in tanti luoghi di lavoro. "Ci auguriamo - affermano Damiano e Giulietti - che questo appello sia raccolto e che siano davvero applicate le normative che erano state fortemente volute dal governo Prodi.

La Repubblica 12 ottobre 2008

 In dieci anni 15mila morti. Lo scorso anno 235 vittime nel solo settore delle costruzioni
Colpa di controlli inesistenti e normative "carta straccia", come quella sull'uso del casco

Quei cantieri senza regole così si muore di lavoro in Italia

Più in alto sali sui ponteggi e più le vite da cantiere ti sembrano storte. Più le guardi, dalle piattaforme, dai piloni, dalle travi di acciaio, dalle passerelle che scricchiolano e danzano come ballerine scalze sotto le suole indurite degli scarponi, e più la paura ti sbatte addosso la sua cupa ombra. Lo stesso schiocco di qualcosa che si crepa e poi cede. Milano, le quattro del pomeriggio. Una pioggia sottile cade sugli edifici squadrati della Bicocca.

No, non sono "gli uomini su trave" di Charles C. Ebbets questi operai che camminano sullo scheletro di un palazzo in fondo a viale Piero e Alberto Pirelli. Degli undici lavoratori immortalati nella mitica fotografia "Lunch a top a skyscraper" mentre pranzano su una putrella a 244 metri d'altezza, al 69° piano del Rockefeller Center, questi non hanno le coppole né i sorrisi incoscienti. Sotto di loro non ci sono le strade della New York del 1932, in pieno slancio post Grande Depressione: sotto di loro c'è un torvo caposquadra calabrese.

Un omone ruvido, con pochi capelli e un vocabolario greve. "Allora, testa di c..., la portiamo su sta roba o no?", grida a un manovale romeno anche lui stempiato. "Sì capo", fa lui aggrottando le sopracciglia. Vorrebbe mandarlo a quel paese, ma non può perché lavora in nero, e in nero e per cinque euro rischia la vita.

La maglietta verdone stinto. Con sopra disegnate due ali angeliche e la scritta Fbi. I jeans, i guanti. Basta. Capelli a spazzola scuri. Ma come?, le teste di chi lavora in cantiere non dovrebbero essere tutte uguali? Cioè: una calotta di plastica rinforzata, quasi sempre gialla. Se qui alla Bicocca, a Milano, in Italia, si rispettassero le norme di sicurezza, se qualcuno (l'impresa) le imponesse ai dipendenti e qualcun altro (lo Stato, gli ispettori dell'Asl, dell'ufficio del lavoro, le forze dell'ordine) controllasse se questo avviene, il romeno Adrian e il suo capoccia - lavora anche lui, certo - a vederli dalla pancia del cantiere o dall'alto dovrebbero sembrare tanti play mobil. E invece no.

Ognuno qui lavora in totale libertà: senza casco, senza cinture. Si arrampicano come uomini ragno sulla facciata, abbracciano tavole di ferro, botole, pali lunghi due metri. Li fissano dentro la morsa dei cavi d'acciaio. A venti metri da terra. Ancora dieci metri e fanno la piattaforma sospesa nel vuoto di Barberino del Mugello. Fanno la morte. Se voli giù da queste altezze nemmeno ai miracoli ti puoi aggrappare. Vederli camminare tra i correnti del ponteggio, contare i passi degli schiavi dell'edilizia mentre si muovono attraversando in larghezza i piani.

I dettagli, allora. Quelli sì diventano importanti. C'è un piano. Non tutto ma una buona parte. Saranno una decina di metri, i più esposti al vento che adesso tira e solleva la calce e rovescia i teli di plastica che coprono gli attrezzi da lavoro, una betoniera, la carriola, un blocco di casseforme. Su questo piano mancano le "mantovane", che sarebbero le barriere contro la caduta di massi, mattoni o altro. A volte la vita te la salva un parapiede. Ma quando c'è da tagliare sui costi la prima cosa su cui si taglia è la sicurezza. E la manodopera.
Altro che cartellini, altro che metal detector nei cantieri, o i carabinieri. "L'esercito, i paracadutisti, perché non li mandano dove vedono queste porcherie sui ponteggi" dice un anziano signore che passa qui di fronte e piega verso l'università nel silenzio che nel tardo pomeriggio avvolge i viali perpendicolari del quartiere Pirelli. Siamo alla Bicocca, la Défense di Milano. Il futuro prima del futuro, i grattacieli degli uffici, la cittadella universitaria. Mica un cantiere sperduto dell'hinterland.
"Questo governo sta dando l'idea di allentare la vigilanza sui cantieri - ragiona Paola Agnello Modica della segreteria nazionale della Cgil, esperta di sicurezza - In un paese in cui i furbi sono considerati ganzi, la vigilanza, i controlli servono ancora di più. E invece che succede? Succede che coi tagli alla Sanità ci sarà una bella riduzione dei dipartimenti di prevenzione delle Asl, vale a dire quelli che fanno vigilanza preventiva nei luoghi di lavoro".
Non ha un granché del ganzo, il capoccia che spara ordini a Adrian e agli altri operai. Lo sarà, forse, l'imprenditore che lo ha messo lì a comandare. Chissà se, banalmente, si rende conto che con le passerelle rese scivolose dalla pioggia il rischio di volare nel vuoto aumenta. Chissà cosa pensa se e quando legge da qualche parte che, nel 2007, 1260 persone non sono più tornate a casa dal lavoro (1,370 è la media degli ultimi anni, nei quali c'è pur stato un lieve calo).
Duecentotrentacinque croci, sempre l'anno scorso, nel solo settore delle costruzioni, di fatto il più pericoloso. Nei cantieri si muore soprattutto perché si cade (42,55%), perché si è travolti da mezzi meccanici (20,85%) o da materiali da lavoro (14,89%). Chi esce in posizione orizzontale dai bacini dove si costruisce ha in media 37 anni: e visto che in Italia campiamo in media 79,12 anni, l'incidenza delle morti bianche comporta una perdita di vita pari a 42 anni.
"Il testo unico sulla sicurezza è purtroppo ancora inapplicato - dice Marco di Girolamo, segretario milanese della Fillea - Oggi nessuno controlla l'idoneità tecnico-professionale delle imprese che operano nei cantieri e quella dei lavoratori autonomi. E così il rischio di incidenti aumenta". Se ne fregano beatamente, delle leggi, quelli che lavorano e fanno lavorare ogni giorno in parziale o totale insicurezza.
Se non ci credete fateci caso: quando siete in macchina e passate davanti a un cantiere "in chiaro" buttate l'occhio. È nettamente più probabile vedere operai, muratori, carpentieri, che non indossano il casco che il contrario. È un metodo empirico facile facile, ma rende l'idea. Lo specchio di quello che vedete sono le gelide statistiche sulle morti bianche e il lavoro nero: 15 mila morti in dieci anni. Quattro al giorno. Uno ogni sette ore. In Europa ogni 3,5 minuti muore un lavoratore. E noi siamo al primo posto tra i paesi con il nostro stesso livello di industrializzazione.
Non fa ridere pensare che in Italia il lavoro uccide più della Guerra del Golfo: e non è una metafora. Periodo 2003-2006: 5252 italiani morti sul lavoro. Periodo 2003-2007: 3520 militari della nostra coalizione caduti nel conflitto mediorientale. Ce li teniamo stretti i nostri primati: così come i mercati delle braccia, la vendita di uomini schiavi che i caporali comprano per pochi euro l'ora e buttano nei cantieri. Vanno in scena ogni mattina all'alba, impunemente, questi mercati.
L'edilizia in Italia da lavoro a 1,6 milioni di persone (parliamo solo di operai, manovali, muratori, carpentieri): stime attendibili dicono che quasi la metà lavorano in modo irregolare. E che il 42 % sono immigrati. Chi insegna la sicurezza a un manovale moldavo o boliviano che non spiccica una parola di italiano? Dov'è la formazione? Meglio sfruttarlo per pochi euro, in nero, zitto e lavora!, e se cade dal ponteggio, se l'impalcatura crolla, altri sono pronti a subentrare nella catena. E gli ispettori del lavoro? "L'ultima direttiva del ministro Sacconi li riduce a consulenti d'impresa - dice Walter Schiavello, segretario nazionale Fillea Cgil - e così non li mette in condizioni di reprimere eventuali irregolarità. Sono molto preoccupato per la deregolamentazione, l'allentamento delle sanzioni e dei controlli", aggiunge annunciando lo sciopero nazionale per martedì di tutto il settore edile.
Dopo i morti del Mugello, nell'ennesimo triste giorno del cordoglio e delle dichiarazioni congiunte, guardi dall'alto il buco nero del lavoro che uccide. Potrebbe benissimo essere questo cantiere della Milano evoluta. Pensi agli "uomini delle travi" che settantasei anni fa a Manhattan mangiavano seduti nel vuoto a 244 metri d'altezza. Quell'immagine sta diventando l'icona della memoria di chi ha perso la vita lavorando. Loro almeno riuscivano a sorridere.

La Repubblica 04 ottobre 2008