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FEDERALISMO FISCALE
MISSIONE IMPOSSIBILE
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| FEDERALISMO
FISCALE, come prima più di prima?
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Alla faccia del federalismo fiscale
tanto sbandierato, dopo “l’aiutino” a Catania tutti i Comuni d’Italia vogliono
i soldi da parte dello Stato Centrale.
Dopo Catania sicuramente Palermo, con i
suoi 21 mila dipendenti, o Messina che naviga in cattive acque o qualche altra
città con i suoi debiti chiederanno un contributo a fondo perduto, tanto si sa con
Silvio non si nega a nessuno.
Perché ad Alemanno
si e a Stancanelli no?
Tanto saranno i cittadini, quelli che sono in regola con
il fisco, ha pagare l’assistenzialismo, il clientelarismo lo sperpero che amministrazione
come quella della città di Catania hanno fatto.
Tanto dopo anzi adesso ci sarà
il massimo rigore nell’amministrazione dei fondi, e poi si sa se si va oltre ci
penserà il tanto sbandierato federalismo fiscale. Come? Con la tassa di scopo
(non in quel senso….) ma una tassa che i cittadini devono pagare se si vogliono
realizzare alcune opere o servizi. In poche parole più tasse per tutti (o
meglio per i soliti cittadini contribuenti).
Il governatore della Sicilia
Lombardo dice di essere pronto “ad affrontare
una fase storica di sacrifici e di assunzione di responsabilità, cui si
accompagnerà la valorizzazione delle nostre risorse, soprattutto quelle umane,
e che segnerà la fine di un secolare saccheggio e porterà alla vera unità del
Paese”.
Una fase storica, quella dei sacrifici, che dura ormai da
tantissimo tempo, che non si è mai fermata, soprattutto per colpa di una classe
politica, e anche in parte imprenditoriale e finanziaria, incapace e
irresponsabile.
Alla fine leggendo bene le proposte sul federalismo fiscale si
ha l’impressione che di certo non si è arrivati al niente.
Anche il Lombardo
(come cognome e non come cittadino della Lombardia) nelle sue dichiarazione “lavoreremo
per un federalismo equo e solidale che rafforzi le autonomie speciali, presidio
non di privilegi, ma di storie, identità e potenzialità diverse. Un federalismo
che porti a uguali condizioni di partenza per tutte le regioni, che assicuri
una fiscalità di sviluppo e di coesione, che acceleri la ripresa del sud, e che
l’Europa dovrà consentire”non sappia assolutamente nulla di quello che si
andrebbe a realizzare in un futuro incerto.
Comunque in conclusione in
tantissimi anni la regione Sicilia, con
la sua autonomia e con tutti i tantissimi aiuti centrali dello Stato ed europei
Comunitari, non è stata capace di dare benessere lavoro sicurezza sociale e soprattutto
dignità.
Ci troveremo sicuramente con nuove tasse da parte dello Stato della
Regione della Provincia dei Comuni e chissà anche dei consorzi (tra comuni) che
nasceranno per continuare come prima più di prima...
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Arriva il federalismo ad personam Proteste dei sindaci e ritocchi
Federalismo fiscale al via, nella nuova versione che viene presentata oggi alla
Conferenza unificata delle Autonomie locali, dopo la manifestazione di protesta
inscenata ieri da 400 sindaci davanti a Montecitorio, dopo il varo domani a
Palazzo Chigi della bozza riveduta e corretta, e dopo l'accordo tra Lega e
Renato Schifani per far partire la discussione parlamentare dal Senato, che
nelle intenzioni di Bossi e Calderoli dovrà diventare, attraverso un'altra
riforma costituzionale, Camera delle Regioni. Ma ci sono regioni e regioni. E
la bozza Calderoli ha già preso una deriva che Mario Centorrino ha chiamato
"federalismo alla siciliana", mentre Tito Boeri e Massimo Bordignon, su
www.lavoce.info, "federalismo ad personam". La questione nasce dalle
"deroghe" alla proposta, nella versione approvata in settembre dal Consiglio dei
ministri, attribuite alle regioni a statuto speciale e in particolare alla
Trinacria. Come si sa, sullo scranno più alto di Palazzo d'Orleans, sede del
governo regionale, al condannato Totò Cuffaro è subentrato il leader dell'Mpa
Raffaele Lombardo, aggregato alla coalizione di centrodestra, socio politico in
terra di Sicilia di Silvio Berlusconi nonché dei ministri leghisti Bossi e
Calderoli. Ecco spiegato perché bisognava trovare gli appigli da offrire a
Lombardo affinché il federalismo non fosse quello che è: una spedizione punitiva
contro le regioni del Sud, colpevoli, dalla Puglia all'Abruzzo, dalla Campania
alla Calabria (ma anche la Sardegna) di essere amministrate dal centrosinistra.
Tutte tranne la Sicilia. E allora, ai 19 articoli buttati giù in origine dal
dentista di Bergamo, ecco aggiunto l'articolo 20: «Coordinamento della finanza
delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome», con norme di
attuazione sulle «specifiche modalità» per assicurare «il conseguimento degli
obiettivi costituzionali previsti per le Regioni a statuto speciale», che tra
l'altro «possono disciplinare le modalità per l'attribuzione alle Regioni di
quote del gettito derivante dalle accise sugli olii minerali in proporzione ai
volumi raffinati sul loro territorio». Ecco aperto e offerto all'amico e
sodale Lombardo il varco in cui il presidente della Regione si è immediatamente
tuffato, tenuto conto che sul territorio dell'Isola ci sono ben cinque
insediamenti: la raffineria di Gela; il polo siracusano con gli impianti di
Priolo, Augusta e Melilli; più le prospezioni Eni e Petroleum Chemical nel
triangolo Agrigento-Enna-Ragusa (ricordate i pozzi di Noto?). Così si spiega
il "federalismo ad personam" di cui parlano Boeri e Bordignon, che scrivono:
«L'articolo 20, quello sulle Regioni a statuto speciale, ha un nome un cognome e
un indirizzo: Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia. Non è ancora
la "tassa sul tubo", ma poco ci manca. La norma consente a questa regione di
trattenere in loco una buona parte del gettito delle accise sulla benzina
raffinata. Con più di 20 miliardi di gettito all'anno, le accise sugli olii
minerali costituiscono la quarta imposta erariale italiana e la quota raffinata
in Sicilia è quasi del 50%». Scrive però, sempre sull'edizione regionale di
Repubblica , Mario Centorrino: «Come sempre, quella che appare come un'imminente
tragedia può trasformarsi in ilare commedia. La prefigurazione dei "costi
standard" richiede Commissioni lottizzate, discussioni sulle metodologie,
confronti e mediazioni politiche... Quasi un business, con i suoi costi e
ricavi, che potrebbe far rinviare la riforma alle calende greche». C'è un
terzo aspetto da considerare. Gli insediamenti petroliferi di Gela, Priolo,
Melilli, Augusta, eccetera, hanno avuto e continuano ad avere un impatto
ambientale e un costo sociosanitario - patologie molto gravi, rischi neonatali
altissimi, inquinamento dell'aria, dell'acqua, del mare, dei terreni, delle
colture - che hanno fortemente penalizzato la Sicilia e gravato sulle
popolazioni. E poi c'è la crisi petrolifera che incombe, legata al modello di
sviluppo basato sulle energie fossili. Scrive ancora Cipolla: «In questa
situazione si colloca la proposta di Lombardo di intervenire sia nella
valutazione del danno ambientale, e dei risarcimenti conseguenti da parte dei
responsabili, sia sull'attribuzione alla Regione Siciliana, in tutto o in parte,
dei miliardi di accise sulla raffinazione dei prodotti petroliferi che in gran
parte è concentrata in Sicilia e che fa della nostra isola, e per certi aspetti
del Mezzogiorno, la pattumiera petrolifera del nostro paese». Si pone una
questione: il patto sul federalismo fiscale tra Lombardo e Berlusconi, d'accordo
Bossi e Calderoli, siamo sicuri che sia orientato a compensare i siciliani per
quello che hanno subito e a mettere in piedi una politica fiscale tesa a
risanare l'ambiente, promuovere le energie alternative, garantire la salute ai
cittadini, rilanciare lo sviluppo economico e produttivo dell'Isola? E sennò che
fine faranno i miliardi delle accise?
di Gemma Contin
Liberazione del 02 ottobre 2008 |
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Soldi
regalati a Roma e Catania: durissima protesta del Presidente del Veneto Galan
Galan, presidente della Regione Veneto si è tolto più di qualche sassolino
dalle scarpe intervenendo pesantemente sulla questione dei “regali di stato” a
due comuni italiani, Roma e Catania, in dissesto per incapacità politica di chi
li ha amministrati. C’è poco da criticare Galan. Ha perfettamente
ragione, in Italia c’e’ chi ci guadagna sempre e c’e’
chi ci rimette sempre, e il Veneto è sempre dalla parte di chi ci
rimette. Galan si chiede se Catania e’ in Sicilia, quella Regione Siciliana a
Statuto speciale che ha accumulato nel corso del tempo oltre 18mila dipendenti
al contrario del Veneto dei primati lavorano, che di dipendenti in Regione ne
conta solo 2.800. Si Catania è in Sicilia ma ha fatto un piccolo errore il
presidente Galan; i dipendenti della Regione Siciliana sono circa 22 mila e il
primato viene insidiato da Palermo che con enti collegati ne conta circa 21
mila. Ha ragione Galan ad affermare che il dissesto di Catania dovrebbe
essere a carico della Regione, ma dimentica che Catania è in Provincia di
Catania (una delle nove province siciliane sciolte con disposizione
costituzionale) che guarda caso è stata commissariata in questi giorni per via
del bilancio consuntivo non approvato. Quella provincia di Catania il cui
presidente era nientemeno che … l’attuale presidente della Regione! Come può
pensare Galan che Lombardo si accolli il dissesto catanese e poi quello
palermitano e poi degli altri comuni che sono già in dissesto e gli altri che ci
stanno arrivando? Il federalismo fiscale che chiede la Sicilia è quello che
gli permette di incamerare le tasse e poter contare sempre sui trasferimenti
nazionali per poter sperperare tranquillamente nella convinzione che di poter
sempre contare nei regali statali. Le notti bianche inventate da Veltroni
sindaco sono molto di moda in Sicilia. Più o meno come i consulenti, gli
sprechi, gli enti inutili, i baroni e i privilegi.
da
Osservatorio Sicilia 21/10/08
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Rivolta contro il governo: schiaffo a Milano
Comune, Regione e Provincia: troppi
tagli al Nord.
«Se questo è il federalismo, partiamo male»
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Tutti contro Roma per i tagli al bilancio. Centrodestra e centrosinistra. Con
sfumature differenti. Se il presidente della Regione, Roberto Formigoni attacca
a testa bassa il governo amico per i soldi a Roma e Catania, il sindaco Letizia
Moratti approfondisce gli aspetti tecnici dei mancati trasferimenti al Comune
pari a 150 milioni di euro. Mentre, Filippo Penati, presidente democratico della
Provincia, parla apertamente di scandalo: «Visto che i fondi sembrano essere
distribuiti con il manuale Cencelli, a Milano forse sarebbe servito un sindaco
di An come a Roma».
Il piatto piange. Il governo azzurro ha tradito Milano
e la Lombardia azzurra. «È stata una sorpresa molto negativa». Leggendo il
decreto 154, il presidente Formigoni ha scoperto che, oltre ai 150 milioni di
euro «regalati» a Catania e ai 30 a Roma «per coprire buchi di bilancio, non
investimenti, prelevando dal fondo statale di riserva a disposizione delle
regioni», lo Stato ha disposto che «dal 2010 ogni anno verranno girati 500
milioni di euro a Roma per coprire i disavanzi pregressi sulla parte corrente».
Una scelta che «ci preoccupa davvero molto» e che dimostra che qualcosa non
quadra: «Se il federalismo fiscale parte così, parte molto male».
Formigoni pone anche il tema del trasporto pubblico
locale perché giusto ieri l'assessore Raffaele Cattaneo ne ha discusso a
Roma con il ministro Matteoli. Il commento di Cattaneo è meno contenuto: «O si
dà una risposta alla drammatica situazione del finanziamento del trasporto
pubblico locale o siamo pronti a restituire al Governo le deleghe. Non si
possono gestire competenze se non vengono assegnate le risorse corrispettive».
Aria tesa. Letizia Moratti è nera. I soldi a Catania
suonano come uno sfregio. Ma non preme sull'acceleratore. «Non si tratta di
criticare nessun comune, cosa che personalmente non ho mai fatto, ma si tratta
di lavorare con il governo per assicurare a tutti i comuni quanto dovuto ». Va
sul tecnico. «Non si tratta di un buco di bilancio, ma di mancati
trasferimenti». Ma poco cambia rispetto alla ferita. Milano «virtuosa» si
ritrova a dover grondare lacrime e sangue e far fronte a 150 milioni di mancati
trasferimenti. Non tutti imputabili ai mancati trasferimenti. Ci sono gli 11
milioni in meno di Ecopass. «Ma significa che Ecopass ha raggiunto il suo scopo
- dicono da Palazzo Marino - Evitare l'entrata in centro delle auto inquinanti».
Ci sono i mancati dividendi Sea, meno 25 milioni. «Una situazione determinata da
Alitalia e non certamente da Sea che nonostante la tempesta ha chiuso in
pareggio».
Quindi, dito puntato sul governo. E conseguenze per i
milanesi. Da palazzo giurano che non ci saranno aumenti delle tariffe a
partire da quella dei mezzi pubblici. Ma si ricorrerà alla certificazione Isee
-la documentazione effettiva della ricchezza, che non si ferma al reddito - per
tutti i servizi del Comune. Vuoi una tariffa agevolata? Dimostra che ne hai
davvero bisogno. Inutile dire che il centrosinistra ci va a nozze e infila il
dito nella piaga dei soldi a Roma e a Catania. «In un momento di difficoltà per
le imprese e per le famiglie - attacca Filippo Penati è necessario che ci sia
maggiore responsabilità nella distribuzione delle scarse risorse pubbliche
disponibili. La bussola che deve orientare le scelte del governo sia il sostegno
alle imprese e alle famiglie. Non le scelte o le convenienze politiche».
Maurizio Giannattasio
Corriere della Sera
16
ottobre 2008
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Milano, al bilancio mancano 150 milioni
La Moratti
accusa: "pari ai soldi
regalati dal governo per ripianare il dissesto di Catania" |
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Al Comune mancano 150 milioni di euro per il 2009. Dopo giorni di malumore e
critiche neanche troppo velate al governo - come la lettera dell´Anci a
Berlusconi sui mancati trasferimenti dell´Ici - il sindaco Letizia Moratti ha
lanciato l´allarme. E, cifre alla mano, si è presentata alla riunione con i
partiti della sua maggioranza per spiegare come stanno le cose. Nel bilancio
comunale del prossimo anno il buco nei conti rispetto al 2008 è salito da 100 a
150 milioni di euro. Soldi che, in un modo o nell´altro, l´amministrazione dovrà
trovare. In cima alle preoccupazioni della Moratti ci sono quei 39
milioni di euro legati all´abolizione dell´Ici sulla prima casa che sarebbero
dovuti arrivare da Roma e su cui ormai non conta più nessuno. Ma a questi si
aggiungono altri 35 milioni di euro di mancato trasferimento da parte del
governo che riguardano la compartecipazione comunale all´Irpef (25 milioni) e i
costi della politica (10 milioni). Poi c´è il capitolo tutto comunale con i
mancati introiti dell´Ecopass che, a differenza delle previsioni della giunta,
sono già quest´anno inferiori al previsto: nelle tabelle presentate ieri si
calcola che sui 24 milioni preventivati 11 non arriveranno.
E ancora 25 milioni di dividendi Sea che, dopo il ridimensionamento di Malpensa,
la società aeroportuale non potrà fruttare all´azionista Comune, ma anche 30
milioni in più che l´amministrazione spenderà per l´erogazione dei servizi, in
particolare per il trasporto pubblico. E ancora i 10 milioni di riduzione "una
tantum". Per un totale di 150 milioni di euro, «esattamente la cifra prevista
per il Comune di Catania - ha sottolineato l´opposizione - a cui vanno comunque
aggiunti i rischi alle operazioni in derivati compiute da Palazzo
Marino». Ed è proprio il paragone con Catania l´immediato collegamento
che hanno fatto tutti. A partire dal sindaco, che nel pomeriggio ha incontrato a
Roma i coordinatori regionali di Forza Italia, An, Lega e Udc, il
sottosegretario all´economia Luigi Casero, il vicepresidente alla Camera
Maurizio Lupi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il vicesindaco
Riccardo De Corato. Una riunione per ribadire, ancora una volta, quando
l´amministrazione milanese sia virtuosa nel tentativo di racimolare qualche
quattrino. Attraverso il canale Expo, i diritti di traffico aereo su Linate e
Malpensa e la dismissione delle caserme.
Ma al di là delle richieste fatte allo Stato, la giunta si dovrà attrezzare a
risanare il bilancio. Tra le opportunità messe nero su bianco c´è la riduzione
dei costi degli assessorati e l´aumento di alcuni servizi (per un totale di 27
milioni di euro), le rendite catastali aggiornate per zone, il recupero
dell´evasione dell´Ici pregressa, l´esternalizzazione dei servizi (tra cui
quelli cimiteriali) e le maggiori entrate dalle tasse sulla pubblicità. «Quel
che temiamo è che a pagare siano i più deboli - hanno dichiarato i consiglieri
comunali del Pd Majorino, Fanzago e Spirolazzi - Sappiamo che un´ipotesi di
taglio si potrebbe abbattere sui servizi, sulle mense scolastiche e sulle
politiche sociali. Piuttosto che si riducano i costi della dirigenza comunale
connessa alla fallimentare riorganizzazione voluta dal sindaco». Ma dal centrodestra è arrivata una prima rassicurazione. Con Carlo Fidanza,
capogruppo di An, che ha detto: «È un bilancio difficile, ma non aumenteremo le
tasse e se saremo costretti a ritoccare le tariffe lo faremo seguendo il
principio dell´equità sociale». E per Pasquale Salvatore, capogruppo Udc, Milano
ce la farà con le sue forze. «Nonostante il bilancio comporti sacrifici - ha
commentato - la città dimostrerà di essere autosufficiente. Ma non è concepibile
che un governo amico penalizzi i comuni virtuosi».
Teresa Monestiroli
La Repubblica di Milano 14 ottobre
2008
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