Tecnicamente la società «Sostare» di Catania non impone tasse.
Fornisce un servizio e se lo fa pagare. Il problema è che questo servizio non si
limita al lodevole snellimento del traffico nel centro storico e nelle zone a
maggiore densità commerciale (le macchine costrette ad andar via dopo un’ora al
massimo, una rotazione continua che libera parcheggi nelle ore lavorative)… Le
strisce blu catanesi infatti si sono negli anni moltiplicate a dismisura, hanno
invaso entrambi i lati delle strade mangiandosi le aree di sosta libera, e
soprattutto sono comparse in quartieri dove non ci sono né uffici né negozi che
ne giustifichino la presenza. In queste zone le strisce vengono pagate
soprattutto dai residenti e costituiscono dunque, sia pure in forma mascherata,
una vera e propria tassa sul suolo pubblico. Pagare un patrimonio per lasciare
la macchina sotto casa propria è ormai, per i catanesi, una delle tante
normalità che si accettano con fatalistica rassegnazione. Per parcheggiare
l’auto davanti a casa senza prendere la multa la soluzione relativamente meno
costosa è pagare un abbonamento; il tagliando costa sedici euro al mese, quindi
la tassa annua ammonta a centonovantadue euro. Una tassa che colpisce chi non
inquina e non incasina il traffico sarebbe probabilmente giudicata, in qualsiasi
altro luogo, un controsenso logico: un po’ come raddoppiare l’imposta sulla
spazzatura a chi fa la raccolta differenziata. E infatti la Nottingham Tax trova
ben pochi riscontri nel resto d’Italia. Solitamente la sosta sotto casa non si
paga e, quando si paga, la tariffa annua si limita a pochi spiccioli. Ma vediamo
sommariamente la situazione delle maggiori città italiane.
A Bologna
chi abita in una zona a strisce blu ha diritto a parcheggiare gratuitamente
vicino a casa sua. A Firenze
i residenti hanno dei parcheggi tutti per loro (strisce bianche, vietate ai non
residenti) e possono sostare, sempre gratis, su una parte delle strisce blu. A
Milano,
dopo che il sindaco Moratti ha fatto la faccia feroce con gli automobilisti, in alcune zone a
strisce blu la sosta è gratuita per chi ci abita e si discute di estendere
l’esenzione a tutta la città. In qualche altra grande città, è vero, il diritto
di parcheggiare sotto casa si paga. Ma sono cifre da ridere, se confrontate con
quelle catanesi. A Palermo
un pass per la sosta nella zona di residenza costa dieci euro l’anno; di recente
in
alcune zone i posti di sosta gratuita sono stati tagliati e sono subito
cominciate le battaglie in Tribunale. Sempre 10 euro l’anno è il costo di un
pass per i residenti a Napoli.
A Genova
va un po’ peggio, ma solamente un po’: ogni residente può parcheggiare sotto
casa per un anno pagando venticinque euro. A Bari
il contrassegno per i residenti è ancora più caro: trenta euro l’anno. Lo
Sceriffo blu più cattivo sembra quello di Torino
dove, tra l’indignazione generale, il pass per la sosta sotto casa è
recentemente aumentato da otto a quaranta euro annui. In alcune città ci sono
agevolazioni, oltre che per i residenti, anche per chi ha il domicilio in una
zona a strisce blu o semplicemente ci lavora. In alcuni casi l’esenzione vale
solo per un’auto a famiglia. La divisione in zone è spesso complicata. Ma in
nessuna delle dieci maggiori città italiane, comunque la si giri, la tariffa
minima richiesta a un residente arriva ai livelli di Catania. E neanche ci si
avvicina.
A Roma, qualche anno fa, il sindaco Veltroni provò timidamente a
far pagare le strisce blu a chi ci abitava sopra proponendo un abbonamento
annuale. La questione della sosta divenne per molte settimane la notizia di
apertura di giornali e telegiornali e suscitò le proteste dei cittadini.
L’opposizione di destra non perse naturalmente l’occasione per chiedere
l’impeachment del sindaco. Quarantacinque euro l’anno per parcheggiare sotto
casa propria – questa la cifra proposta da Veltroni – furono definiti una tassa
«priva di qualsiasi logica», «concepibile solo da una mente contorta», «odiosa e
iniqua»: parole della signora Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di An e capofila, al tempo,
dell’opposizione a Veltroni. È finita com’era giusto che finisse, e cioè che
hanno vinto le proteste e che Veltroni, saggiamente, ha lasciato che la sosta
sotto casa restasse gratuita anche sulle strisce blu.
Curioso è però il fatto che il centrodestra del
meno-tasse-per-tutti, negli stessi anni in cui a Roma si travestiva da Robin
Hood, consegnasse intanto Catania allo Sceriffo di Nottingham. Buffo è che certe
tasse risultino odiose e inique soltanto fin quando non le impongono Berlusconi
e i suoi amici. Strano che 45 euro ipotetici a Roma facciano tanto scandalo e
192 euro reali a Catania siano accettati senza batter ciglio. Curioso, buffo,
strano e dunque, alle nostre latitudini, perfettamente normale. Normale come il
fatto che, con tutti gli sceriffi in servizio nell’amministrazione e nelle
società partecipate (lo sceriffo della spazzatura ha raddoppiato la tassa l’anno
scorso; le bollette dell’acqua sono salite alle stelle già due anni fa), il
Comune di Catania abbia un bilancio che pare un formaggio svizzero. Normale come
il fatto che coloro che hanno creato il disastro abbiano rivinto a man bassa le
elezioni. Normale come il fatto che i primi a farne le spese siano, al solito, i
bambini (ad esempio quelli dell’Andrea Doria, sfrattati dalla loro scuola perchè
il Comune non paga l’affitto). Normale come tutto ciò che accade a Nottingham,
sotto il regno del fasullo re Giovanni. E re Riccardo – sempre ammesso che sia
buono come dicono – è molto difficile che passi di qua.