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Il nuovo sindaco di Comiso, con un atto che non ha solo offeso la memoria di Pio La Torre ma anche quella di tutti i cittadini per bene, ha deciso di cancellare l’intitolazione allo stesso “La Torre” dell’aeroporto di Comiso.
Questo atto ha provocato tante reazioni e proteste da parte di un arco molto ampio di forze, movimenti e associazioni della Sicilia e dell’intero paese.

Tutto questo perché se l’aeroporto attuale di Comiso, da base militare è diventata una struttura aeroportuale euromediterranea a servizio dello sviluppo di Comiso e della Sicilia, è frutto delle lotte unitarie contro le mafie, per lo sviluppo e la pace alle quali ha contribuito Pio La Torre sino al sacrificio della sua vita.

Per questo il Centro Studi Pio La Torre, d’intesa con i familiari di Pio, con gli intellettuali siciliani che hanno proposto l’intitolazione dell’aeroporto a La Torre, con i promotori dell’appello di Articolo 21, che hanno raccolto sinora ventimila firme tra personalità, organizzazioni e semplici cittadini, hanno proposto a tutte le forze politiche, istituzionali, sociali e civili di aderire e partecipare in massa alla manifestazione di Comiso, che si è tenuta sabato 11 ottobre, perché non sia dispersa la memoria condivisa.

Più di duemila le persone hanno preso parte alla manifestazione a Comiso contro la decisione dell’amministrazione comunale di ritirare la delibera che intitolava l’aeroporto a Pio La Torre, segretario siciliano del Pci ucciso dalla mafia nel 1982.
Alla manifestazione hanno preso parte anche il leader del Pd Valter Veltroni.

In un messaggio agli organizzatori della protesta il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha sottolineato che la scelta di Comiso “consente di richiamare in un luogo appropriato l’impegno politico e sociale dell’onorevole La Torre, appassionatamente schierato a favore della pace e della distensione internazionale, e al tempo stesso per il progresso economico, sociale e civile della Sicilia. Le sue battaglie – ha scritto il presidente Napolitano – raccolsero un vasto consenso popolare e lo esposero alle minacce della mafia. Tuttavia la sua testimonianza non fu vana: essa divenne patrimonio generale del popolo siciliano”. Adesso il sindaco di Pdl-An, Giuseppe Alfano, ha cancellato la delibera della precedente amministrazione e vuole ripristinare il vecchio nome dell’aeroporto “Vincenzo MAgliocco”. E il primo cittadino replica a chi gli dice di aver voluto cambiare il nome dicendo che “la scelta del nome di La Torre non era mai stata concordata, ma è stata imposta da alcuni intellettuali per garantire una totale pubblicità al mio predecessore. Noi abbiamo rimesso le cose a posto”. Per Veltroni, invece, questa è stata una scelta inspiegabile. “Ha lasciato – ha dichiarato – il nome di una persone che ha bombardato l’Etiopia con i gas e con le armi chimiche; ha messo in difficoltà anche la sua parte politica. La lotta alla mafia – continua il leader del Pd – non è di una parte, deve impegnare tutti: è inconcepibile che un sindaco, sulla base di sondaggi, ha deciso di togliere all’aeroporto il nome di un uomo che ha perduto la sua vita per
combattere la mafia
”.
Ad aggiungersi al coro di proteste anche il figlio di Pio, Franco La Torre. “E’ stata offesa – dice – la memoria di mio padre, la gente presente qui testimonia che Pio La Torre ha fatto del bene a questa terra”. Il capogruppo del Pd al senato, Anna Finocchiaro, dice che è un’azione sconsiderata, inspiegabile, assolutamente dannosa. Per il segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese “bisogna impedire che quel che è accaduto a Comiso si possa ripetere altrove, oltraggiando eroi caduti nella lotta alla mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Contrario all’iniziativa anche il vicepresidente della Regione siciliana, Titti Bufardeci del Pdl: “non si può cancellare la storia, credo si dovrà tenere conto della mozione unitaria che il parlamento regionale discuterà per ripristinare l’intitolazione dell’aeroporto a Pio La Torre”. Alla manifestazione, organizzata dal centro studi e di iniziative culturali Pio La Torre, guidata da Vito Lo Monaco, hanno aderito 20 mila personalità della cultura, del sindacato e dell’associazionismo tra cui gli scrittori Andrea Camilleri e
Vincenzo Consolo i regista Giuseppe Tornatore e Pasquale Scimeca il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Salvatore Lupo, Giuseppe Carlo Marino, Francesco Renda, Giuseppe Silvestri, Francesco Tomasello, Rita Borsellino, Maurizio Calà, Giuseppe Casarrubea, Alberto Spampinato, Fausto Bertinotti, Luigi Bersani, Ivan Lo Bello, Alfonso Gianni, Salvo Andò, i comuni tra cui Caltavuturo, Campobello di Mazara, Enna, Petralia Sottana, Roccamena, San Giuliano Terme (comune in provincia di Pisa), Gela, Vittoria tra le associazioni CGIL Sicilia, CISL Sicilia, UIL Sicilia, CIA Sicilia, l'ARCI Sicilia, la Coop. Lavoro e non solo, la Legacoop, la Coop. 25 Aprile, la Coop. Sicilia, la Coop. Cantina sociale dell’Alto Belice, la Coop. Placido Rizzotto, la Coop. Pio La Torre, il Centro Impastato, l’ERRIPA Centro Studi Achille Grandi, la Rete degli Studenti di Vittoria, e Siciliaalcentro.

VINCENZO CONSOLO CI RACCONTA PIO LA TORRE

Ero anch’io là, quella primavera del 1982, là a Comiso, all’aeroporto, dove il Governo di Spadolini aveva deciso di far installare i missili Cruise. Ero là in uno dei giorni in cui facevano il blocco davanti al cancello centrale dell’aeroporto i pacifisti giunti d’ogni dove. Erano ragazzi accovacciati a semicerchio per terra. Volevano così impedire ai camion, alle impastatrici, agli operai di entrare nel campo. Tutti avevano maglie, giacconi variopinti sopra le teste di capelli ricciuti.

Alcuni avevano tute e casacche bianche, e sul petto e le spalle dipinte grandi croci scarlatte. Le ragazze portavano giacchette indiane con ricami e specchietti o la kufia palestinese sopra le spalle. Sul muro di mattoni sovrastato dal filo spinato e da un filare di eucalipti erano scritte di calce e appesi striscioni di tela. Dicevano «Pace», «Amsterdam contra militarisme», «Testate nucleari - Carcero speciali - È questa la guerra contro i proletari», «Vogliamo vivere, Vogliamo amare - Diciamo no alla guerra nucleare». Erano ancora tutti assonnati e di più assonnati i poliziotti e i carabinieri che chissà in quali ore notturne erano stati fatti partire dalle caserme di Ragusa o Catania. Erano giovane anch’essi e schierati davanti al cancello, a fronteggiare quegli altri accovacciati per terra. M’aggiravo sullo spiazzo di terra battuta e di stoppie, da un capo all’altro, e guardavo quei visi di giovani e volevo capire chi era dell’Isola, vedere se ne riconoscevo qualcuno. Ma nessuno; mi sembravano tutti d’un luogo di cui non avevo cognizione. Fu allora che mi sentii chiamare, richiamare. E mi corsero incontro alcuni del mio paese lì alle falde del Nébrodi, figli o nipoti di vecchi amici e compagni. Erano Aldo, Antonella, Francesco, Rino, Grazia, Saro. Mi dissero che era stato là, nei giorni passati, Pio La Torre, che li aveva spronati a resistere, a opporsi a quel progetto terribile dei missili Cruise, che avrebbero dovuto essere installati anche su rampe mobili e scorazzare per tutta la Sicilia.

Arrivano quindi le impastatrici e i camion degli operai decisi a entrare. I ragazzi fecero blocco, li fermarono. Arrivava intanto altra gente, politici, preti, un abate di Roma ch’era stato sospeso dal suo ufficio. Arrivò anche il questore, un omino atticciato in giacca e cravatta. Si mise a dire che doveva entrare nel campo, che doveva telefonare a Roma. Tutti dissero no, no! e serrarono le file davanti al cancello. E si misero a scandire slogan. «Dalla Sicilia alla Scandinavia - No ai missili e al patto di Varsavia». Il questore, a un punto, si mise a urlare, a dare ordini. Si mossero subito i militari con elmi, scudi e manganelli. Picchiarono e picchiarono sopra teste, schiene nude e braccia. Urla si sentirono, lamenti e un gran polverone si levò da terra. Sparavano lacrimogeni e nel cielo si formavano nuvole. Inseguivano e picchiavano tutti, giovani e no, deputati, medici e infermieri, giornalisti e fotografi. Stavo là impietrito a guardare. E vidi Luciana Castellina scaraventata per terra e picchiata; un giovanissimo carabiniere che s’inginocchia e piange; un poliziotto che sta per sparare, quando un altro a calci nel polso gli fa cadere l’arma di mano… Vidi che afferravano per i capelli e a calci e spintoni facevano salire sui furgoni i catturati. Mi sorpresi trasognato a urlare, a chiamare i miei giovani compaesani: «Antonella, Mino, Saro…», i quali arrivarono sanguinanti, pallidi, storditi. «Scappiamo, scappiamo!» dissero. «Hanno preso Grazia» dissero «Hanno preso Francesco»… Li lasciai raccomandando loro di tornarsene a casa, ché tanto a Roma il governo aveva deciso a tener duro su Comiso, a far rispettare a ogni costo gli impegni con gli Usa.

E invece no. Per merito di Pio La Torre e del movimento dei pacifisti, i missili Cruise vennero portati via, l’aeroporto sgomberato da quella minaccia. E l’aeroporto, già intitolato al generale di Mussolini Magliocco, venne poi intitolato, nell’aprile del 2007, a Pio La Torre, ucciso dalla mafia, venticinque anni prima. Ed ora, vergognosamente, il sindaco di An di Comiso vuole restituirlo alla memoria fascista di quel generale. Vergogna e ancora vergogna!
Pio La Torre, uno dei martiri siciliani, dei combattenti contro la mafia, l’oscuro e terribile potere politico mafioso. Nel secondo dopoguerra è il combattente martire insieme a Epifanio Li Puma, Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale… Il nome di Placido Rizzotto richiama subito quello di Pio La Torre, perché è lui, il giovane militante comunista, che a Corleone prende il posto di dirigente della Confederterra. Erano gli anni, quelli, del movimento contadino, degli scioperi e delle occupazioni delle terre incolte per l’attuazione della Riforma Agraria, per l’assegnazione ai contadini di «fazzoletti» di terra nei feudi dei Gattopardi. Eletto nel Parlamento italiano, poi La
Torre decide di tornare in Sicilia. Torna perché sente che sono tre i grandi problemi che bisogna affrontare e cercare di risolvere in Sicilia: la crisi economica, la criminalità mafiosa, la minaccia della pace nel Mediterraneo per l’installazione della base missilistica americana all’aeroporto di Comiso. Col suo ritorno in Sicilia, Pio La Torre mette in allarmemolte centrali: del crimine organizzato, della destabilizzazione, della speculazione edilizia, del bellicismo. L’impegno suo nell’affrontare tutti questi problemi, e soprattutto la legge, che porta la sua firma, del sequestro dei beni dei mafiosi, fa maturare nel potere criminale la decisione di eliminarlo. La Torre viene ucciso la mattina del 30 aprile 1982 mentre è in macchina, in via Generale Turba, a Palermo, insieme al suo autista Rosario Di Salvo.

È Pio La Torre, sono tutti gli altri martiri, gli altri eroi caduti nella lotta alla mafia, sono loro l’onore di Sicilia, e di tutto questo nostro Paese. Paese oggi irriconoscibile e irriconoscente. Paese in cui l’attuale sindaco di Comiso di An Giuseppe Alfano (tanto nome!) immemore o smemorato o incosciente, vuol togliere il nome di La Torre all’aeroporto e restituirlo al generale fascista Vincenzo Magliocco. Dopo la via di Roma da intitolare ad Almirante, le impronte digitali ai bambini rom, la criminalizzazione dei clandestini, dopo il lodo Alfano e tanto, tanto altro di questo onorevole Governo Berlusconi, questa è la politica di ministri e piccoli sindaci del nostro irriconoscibile paese.