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La Regione utilizza i soldi di Agenda 2000 per pagare gli stipendi di precari e forestali

I fondi di Agenda 2000 per garantire gli stipendi di 29 mila forestali. Ma non solo: per assicurare i compensi di 1.400 operatori dei consorzi di bonifica, di 585 ex trattoristi Esa, di 550 dipendenti della protezione civile e di altri precari del macrocosmo regionale.

In tutto, fanno 33 mila buste paga di cui il governo si sgrava, rimuovendo il macigno che ostacolava il cammino di un bilancio con 2,2 miliardi di deficit. I conti, adesso, finalmente quadrano. Ma grazie a un escamotage contabile messo in atto sulla linea Roma-Palermo. Il meccanismo che in questi giorni i tecnici degli assessorati stanno perfezionando è quello delle cosiddette «risorse liberate»: sono soldi relativi a misure del Por (Agenda 2000, appunto) che la Regione aveva "coperto" ma che godevano anche del finanziamento di Stato e Ue.

Un esempio: la realizzazione dell´ultimo tratto dell´autostrada Palermo-Messina. I fondi sono stati restituiti a Palazzo d´Orleans che ora, in virtù di un recente decreto legge (l´ormai celebre "112" di Giulio Tremonti), può riutilizzarli. Ma solo all´interno di grandi progetti di investimento. Il decreto, infatti, all´articolo 6 sexies, dice che la riprogrammazione di queste risorse può essere fatta «per promuovere lo sviluppo economico e rimuovere gli squilibri economici e sociali, con priorità per gli interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale».

Paletto alto, certo, ma occasione da non perdere per un governo che, malgrado il taglio delle spese del 12 per cento diretto a ogni assessorato e i 104 milioni in meno trasferiti ai Comuni (ieri ha protestato l´Anci), non sapeva proprio dove scovare il malloppo necessario a garantire il salario di questi 33.135 dipendenti "paralleli" della Regione. Proliferati in seguito a provvedimenti pre-elettorali, proroghe e misure di stabilizzazione ballerine. Ecco la soluzione: creare dei progetti ad hoc sui quali "caricare" gli stipendi di quest´esercito.

Sette grandi progetti: sul più rilevante, quello per la "conservazione, ampliamento delle aree naturali" viaggiano i 22.500 operatori forestali, ai quali si sommano gli addetti al servizio antincendio boschivo impiegati invece nel progetto di "salvaguardia del territorio". Gli operatori del consorzio di bonifica e i 585 ex trattoristi dell´Esa saranno gli attori del progetto di «razionalizzazione e risparmio della risorsa idrica per l´agricoltura», mentre i dipendenti della protezione civile beneficeranno di parte dei cento milioni del progetto "messa in sicurezza reticolo idrografico e versanti".

Quest´operazione ha già permesso, nella bozza di bilancio all´esame della commissione dell´Ars, una riduzione dell´importo di otto capitoli pari a 204 milioni. Ma perché l´intera manovra da 600 milioni si compia c´è bisogno di un parere determinante che deve essere espresso a Roma: il sì del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica. A prevederlo è lo stesso decreto 112 di Tremonti che subordina l´utilizzazione delle risorse liberate, da parte delle Regioni, alla stipula di intese istituzionali di programma.

Ma sia il governatore Raffaele Lombardo che l´assessore al Bilancio Michele Cimino confidano molto nel via libera del Cipe, cui sovrintende il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianfranco Micciché. Il futuro di oltre 33 mila dipendenti, in questo momento, è comunque affidato al placet di un organismo esterno.

«Noi stiamo realizzando grandi progetti a vantaggio del territorio siciliano: non v´è nulla di strano nel fatto che, all´interno di queste iniziative, paghiamo lo stipendio dei forestali o di altre categorie di lavoratori della Regione», dice Cimino. “La “manovrina” presentata dalla giunta regionale mira a tamponare i buchi di bilancio e risulta priva di qualunque chiara strategia volta ad aggredire i nodi cruciali della spesa regionale”.Lo ha detto Franco Piro, responsabile del Dipartimento politiche economiche del PD siciliano.
“Tutto l’impianto – aggiunge Piro- si regge su entrate improbabili, se non impossibili, come gli ormai famosi 950 milioni di euro delle dismissioni immobiliari su tagli brutali agli enti locali e ad enti che svolgono importanti funzioni di carattere sociale. Non mancano poi veri e propri salti mortali come la riduzione dei 204 milioni di euro di stanziamenti nel settore agricolo e forestale, tra cui i contributi ai bilanci dell’azienda delle foreste e dei consorzi di bonifica che la giunta spera di poter recuperare dai fondi statali che saranno però destinati agli investimenti. Sarebbe stato necessario – conclude Puro- che la Giunta presentasse una legge finanziaria di riforme e di rigore. Qui invece stiamo assistendo ad un basso esercizio di tagli e rattoppi”.

“I conti della Regione Sicilia adesso quadrano, ma a discapito dello sviluppo economico dell’isola”, così l’onorevole Domenico Scilipoti commenta la decisione della Regione di utilizzare i soldi di Agenda 2000 per pagare gli stipendi di precari e forestali. “Grazie ad un escamotage contabile – dichiara Scilipoti – messo in atto fra Roma e Palermo, la Regione Sicilia ha liberato delle risorse, quelle di Agenda 2000 appunto, per pagare gli stipendi dei dipendenti. Tali risorse, però, come si legge nel decreto Tremonti all’articolo 6 sexies – prosegue il parlamentare dipietrista – possono essere utilizzate solo per promuovere lo sviluppo economico e rimuovere gli squilibri economici e sociali, con priorità per gli interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale. Il problema del pagamento degli stipendi non si può risolvere usando risorse destinate ad altro. Soprattutto – conclude Scilipoti – non si possono togliere fondi per migliorare la rete infrastrutturale siciliana che presenta fin troppi problemi"

L’uso distorto dei fondi strutturali europei da parte della Regione Sicilia è una costante che Rifondazione Comunista denuncia da tempo. Se escludiamo le somme dirottate al pagamento degli stipendi e alla copertura dei buchi di bilancio nella sanità, l’isola ha speso molto meno del 50% dei finanziamenti”. Lo afferma Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione Comunista. “Adesso sfruttare il denaro destinato allo sviluppo per coprire la spesa corrente è l’unico modo per certificare l’utilizzo dei finanziamenti entro dicembre, data in cui si dovranno presentare i rendiconti a Bruxelles – aggiunge l’europarlamentare -Tra l’altro, per potere documentare la spesa si sta facendo riferimento ai cosidetti ‘progetti sponda’, già finanziati con soldi nazionali ma poi presentati anche in Europa. Un escamotage che, per la nuova programmazione, sarà vietato da una modifica del regolamento”. “E’ grave sprecare in questo modo ingenti risorse che dovevano servire per liberare la Sicilia dal sottosviluppo – connclude l’europarlamentare – La verità è che abbiamo perso una grande occasione e che dal 2013, quando non usufruiremo più di fondi comunitari, tutto questo si ripercuoterà sul futuro dei cittadini”.

da La Repubblica di Palermo e comunicati stampa 14/10/2008