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Padri e figli controllano le facoltà. Una Cupola di clan accademici si spartisce il sapere

Docenti per diritto ereditario

Palermo, 100 famiglie in cattedra
La "parentopoli" dell'università

Nei concorsi universitari si sa quasi sempre chi vince. Chi deve vincere». Ora sono gli stessi docenti a squarciare il velo dell´omertà. E raccontano, seppure sotto la garanzia dell´anonimato, come si sia formata la parentopoli accademica all´ombra di Monte Pellegrino.

Due ricercatori parlano e mostrano le carte, ricostruiscono su Internet i percorsi accelerati dei rampolli che diventano senza troppo penare ricercatori, associati, ordinari. Raccontano le storie. Le storie di favori fra cattedratici: uno aiuta l´altro, determinando con il proprio peso all´interno delle commissioni la nomina di un congiunto. E l´altro ricambierà, prima o poi, con la stessa cortesia.

Affettuosità che avvengono a Palermo o magari in sedi lontane, dove si libera un posto. Tanto arriverà il trasferimento. Funziona così: ogni commissione (composta da tre o cinque membri, in relazione alla qualifica da assegnare) è composta da un componente designato dall´Ateneo che è spesso un professore dalla stessa facoltà che ha messo a bando il posto. È lui, di solito, lo "sponsor" del candidato che deve vincere.

Gli altri membri della commissione sono invece eletti da una platea composta da tutti i docenti di ruolo nello stesso settore scientifico disciplinare oggetto del concorso. Ma queste sono elezioni sui generis, cui partecipa un numero molto basso di docenti. Un esempio: all´elezione della commissione di un recente concorso del settore Secs-P/01 (economia politica) hanno partecipato 18 associati sui 127, e appena 14 ricercatori su 141. Insomma, quelli che votano e di fatto scelgono le commissioni, alla fine, sono davvero pochi.

E magari non proprio disinteressati. Magari spinti dal capo «corrente» a designare uno o più commissari amici, quelli che possono far vincere il candidato «raccomandato». Un meccanismo che si ripete, che si è ripetuto decine di volte. In tutt´Italia. Dopo lo scandalo di Bari, negli anni scorsi, si scoprì che nelle commissioni dei concorsi c´erano sempre i soliti noti. I baroni, appunto, che con strategia a incrocio aiutavano i loro rampolli. Forse sono solo coincidenze. Ma sono tante, troppe. Palermo? Ecco due casi. Il primo risale al 14 gennaio 2005, quando si conclusero i lavori della commissione giudicatrice della valutazione comparativa (il concorso) per la copertura di un posto di ricercatore di analisi matematica alla facoltà di Scienze.

La commissione, presieduta da Benedetto Bongiorno, docente della facoltà, dichiarò vincitore il dottor Calogero Vetro. Solo quaranta giorni dopo, il 25 febbraio 2005, un´altra commissione presieduta da Pasquale Vetro, padre di Calogero, assegnò l´idoneità per un posto da associato di matematica, sempre a Scienze, a Donatella Bongiorno.

Chi è costei? Naturalmente la figlia di Benedetto. Per inciso Calogero Vetro, di cui non si mette in discussione la bravura, ha ottenuto dopo tre anni la conferma nell´incarico di ricercatore grazie a pubblicazioni fatte con la madre Cristina Di Bari sulla rivista curata dal padre (quella del circolo matematico di Palermo) e in un´altra (Journal of mathematical analysis and applications) il cui editorial board era proprio il professor Bongiorno. Carriere all´interno di dynasty accademiche: i Vetro sono quattro, nello stesso dipartimento, considerando anche Francesca, sorella di Calogero, che ha un assegno di ricerca.

Il secondo caso, diciamo così, di scuola ad Agraria. Quasi la trama di un film. Con tre set. Il primo a Chieti, dove nell´aprile del 2000 Sonia Prestamburgo, oggi docente a Trieste, vince un concorso per un posto di associato in economia ed estimo rurale. In commissione c´è Salvatore Tudisca, oggi preside di Agraria a Palermo. Tre anni e mezzo dopo a Parma c´è un concorso per un altro posto di associato.

Chi c´è in commissione? Mario Prestamburgo, padre di Sonia. Chi viene dichiarata idonea? Anna Maria di Trapani, moglie di Tudisca. L´ultima parte del film è ovviamente ambientata a Palermo, dove i Tudisca oggi insegnano nello stesso dipartimento, in una facoltà che è diventata la capitale di Parentopoli. E forse non è un caso neppure, tirando le somme, che il numero di partecipanti ai concorsi universitari sia sempre basso a Palermo.

Prendendo in considerazione il bando della prima sessione del 2007 si può notare che i candidati registrati siano per la maggior parte meno di quattro, spesso due o uno. Ancora meno quelli che poi si presentano alle prove o comunque partecipino alla valutazione comparativa. E non sono poche le rinunce a concorso già avviato. Forse perché si sa già come va a finire?

Emanuele Lauria, La Repubblica 24/10/2008

Sono tanti con lo stesso nome. Troppi. E anche quando non si chiamano nello stesso modo, spesso sono parenti. Mogli, nipoti, cugini, cognati. Sono loro i padroni dell´Università. Famiglie. Ne abbiamo contate cento, probabilmente ce ne sono molte di più.

Abbiamo contato duecentotrenta consanguinei sparsi in aule, dipartimenti, facoltà. Un altro elenco verosimilmente incompleto, anche perché ci siamo fermati soltanto a ordinari, associati e ricercatori. Tralasciando il campo dei dottorati di ricerca. Un numero indiscutibile è però questo: il 54,7 per cento dei docenti dell´ateneo sono palermitani.

E due su tre, esattamente il 66, 8 per cento, vengono dalla provincia. Solo Napoli eguaglia la capitale della Sicilia in questa performance. Palermo è davanti a Catania e a Messina, a La Sapienza di Roma, a Torino, a Milano e a Bari. E il luogo di provenienza dei docenti, come spiega il professore della Bocconi Roberto Perotti nel suo libro «L´università truccata» (Einaudi), è il principale metodo «per quantificare più sistematicamente, anche se indirettamente, il ruolo del nepotismo e delle connessioni nell´università italiana».

L´altro - metodo - consiste nello studiare la frequenza dell´omonimia. Noi abbiamo cercato di andare oltre. Ricostruendo la fitta rete di intrecci familiari che sostiene il mondo accademico palermitano. Ecco i docenti parenti. Ecco le cento famiglie. I clan universitari più numerosi si scoprono in quattro facoltà: Medicina (58 docenti imparentati fra loro), Agraria (23 su appena 129 professori), Giurisprudenza (21).

In tutto sono almeno 230 i docenti parenti, legati con almeno un altro insegnante dell´ateneo da un rapporto di consanguineità di primo grado. Molti probabilmente sono i bravi, quelli che hanno la ricerca nel dna e fin da ragazzi sviluppano nell´ambiente familiare l´amore per gli studi. Ma sino che punto i rampolli dei «baroni» non ostacolano le ambizioni di altri studenti che non hanno il parente che conta? A Palermo come altrove, forse più che altrove visti i numeri, l´università può proporsi come casta.

La storia è quella di figli che salgono in cattedra per diritto ereditario, fratelli e sorelle che succedono inevitabilmente ai loro padri e ai loro zii, nipoti e cugini immancabilmente primi al pubblico concorso dove c´è sempre un docente in commissione che aiuta un altro. Alla fine, quest´inchiesta dimostra che non sempre ma troppo spesso quello che conta è il nome che si porta.

Un altro dato significativo riguarda la collocazione dei parenti docenti: in sessanta delle cento famiglie censite, ci sono almeno due componenti di stanza nello stesso dipartimento o nello stesso settore scientifico disciplinare. Per inciso, a Bari, dopo gli scandali degli anni scorsi, l´università ha adottato un codice etico che ha bandito la nomina di parenti stretti nello stesso settore e nella stessa facoltà. A Palermo questa regola non c´è.

E regnano le dynasty, che si formano in silenzio. A Medicina, dove la scienza è una vocazione ma pure un comodo bagaglio ereditario, c´è il record di parenti ma anche quelli dei docenti che sono 448. La parentopoli si annida naturalmente anche in altre facoltà. Ad esempio a Economia, il reame dei Fazio. Il capostipite è Vincenzo, ordinario di Scienze economiche, aziendali e finanziarie. Nello stesso suo dipartimento ci sono altri due Fazio: i suoi figli, Gioacchino associato e Giorgio ricercatore. Insegnano la stessa materia di papà.

Il preside di Economia si chiama Carlo Dominici, suo figlio Gandolfo è anche lui in facoltà per istruire gli studenti in Scienze economiche. Poi ci sono i due Bavetta, l´ordinario Sebastiano (fino a ieri l´altro assessore comunale) e Carlo associato, figli di Giuseppe che lì a Economia c´era fino a qualche tempo fa. Ora è in pensione. Un ultimo caso di padre e figli di quella facoltà: il docente di economia aziendale Carlo Sorci, che è anche presidente di una società regionale, e sua figlia Elisabetta - ricercatrice - che insegna Diritto commerciale.

La statistica s´impenna in Statistica. Dove lavorano insieme Francesco Andria (padre) e Joseph Andria (figlio) ma anche Angelo Francesco Mineo (marito) e Francesca Di Salvo (moglie), dove c´è l´ordinario Gianfranco Lovison che è sposato con Marcella Romeo, docente del dipartimento arti e comunicazioni. A Giurisprudenza i docenti sono 137 e i nuclei familiari che dettano legge 10.
Alfredo Galasso è ordinario di Diritto privato, suo figlio Gianfranco insegna la stessa materia, nello stesso dipartimento c´è anche Giuseppina Palmeri che è la moglie del fratello di Gianfranco. Anche Savino Mazzamuto (Diritto privato, ora trasferito a Roma 3) ha lasciato un posto in eredità a suo figlio Pierluigi. Il fratello di Mazzamuto senior, Marco, insegna a Scienze politiche. La figlia di Aurelio Anselmo, Alice, ha trovato sistemazione all´Università di Trapani: ricercatrice di Diritto pubblico

Salvatore Raimondi, amministrativista di grido, ha nel suo dipartimento di Diritto pubblico il figlio Luigi. E Rosalba Alessi, ordinario di Diritto privato e commissario degli enti economici siciliani, - ha nel suo dipartimento il nipote Enrico Camilleri. Altri nomi pesanti di Giurisprudenza: i Santoro (Raimondo e Laura, padre e figlia), i Mazzarella (Ferdinando, è nipote dell´omonimo docente di procedura civile in pensione), i Corso (Anna Maria è sorella di Guido, ex professore di diritto amministrativo).
E l´ex preside di Scienze politiche (ed ex sottosegretario) Alessandro Garilli ha fatto strada alla figlia Chiara, ricercatrice nel dipartimento di diritti, economia, management e storia (Dems). Ad Architettura c´è un´altra grande famiglia di accademici palermitani, quella dei Milone. Il preside Angelo è in compagnia del fratello Mario (che è anche vicesindaco di Palermo e - attenzione - assessore ai rapporti con l´Università) e due figli che sono ricercatori: Daniele e Manuela. A Lettere, i Carapezza sono 4.

I fratelli Attilio e Marco, il primo che insegna Scienze delle Antichità e il secondo Filosofia e teoria dei linguaggi. Il loro cugino Paolo Emilio è ordinario di Musicologia, suo figlio Francesco è ricercatore nello stesso dipartimento di Attilio. Poi ci sono i Buttitta. Nino, il vecchio, antropologo, è stato preside di Lettere. Il figlio Ignazio insegna all´Università di Sassari ma ha supplenze a Palermo. La moglie Elsa Guggino è ordinaria nella stessa facoltà. L´elenco dei padri e dei figli continua a Ingegneria, dove sono 18 le famiglie e 38 i parenti.

Filippo Sorbello e il figlio Rosario, Michele Inzerillo e la figlia Laura, Stefano Riva Sanseverino (cognato di Luca Orlando) e la figlia Eleonora. Dipartimenti zeppi di parenti: Alessandro Busacca ha preso il posto del papà Alessandro in Ingegneria elettrica, Tommaso Raimondi è con il figlio Francesco Maria in Ingegneria dell´automazione, Giorgio Beccali lavora al fianco del figlio Marco in Ricerche energetiche.

A Scienze Matematiche Fisiche e Naturali si contendono il numero dei parenti i Gianguzza e i Vetro. Mario Gianguzza, ordinario di Biopatologia a Medicina, a Scienze ha come colleghi i fratelli Antonio (Chimica inorganica) e Fabrizio (Biologia cellulare) e la figlia Paola (Ecologia). Uno dei loro nipoti, Salvatore Costa, è anche lui in Biologia cellulare. L´altra famiglia, i Vetro, è tutta appassionata di matematica. Pasquale Vetro, matematico.

La moglie Cristina Di Bari, matematica. Il loro figlio Calogero, matematico. La facoltà più piena di mogli e mariti e figli è però quella di Agraria. Su 129 docenti 23 sono parenti. Un quinto. Divisi in 11 nuclei familiari. Il preside Salvatore Tudisca ha lì dentro come associata sua moglie Anna Maria Di Trapani. L´ordinario Antonino Bacarella ha la figlia Simona e il nipote Luca Altamore.

L´ordinario Giuseppe Chironi ha la figlia Stefania, l´ordinario in pensione Giuseppe Asciuto ha suo figlio Antonio, l´ordinario in pensione Carmelo Schifani ha il figlio Giorgio, l´ordinario Salvatore Ragusa ha il figlio Ernesto, l´ordinario Luigi Di Marco ha la moglie Antonietta Germanà, l´ordinario Vito Ferro ha la moglie Costanza Di Stefano, l´ordinario Antonio Motisi ha la moglie Maria Gabriella Barbagallo, l´ordinario Riccardo Sarno ha il figlio Mauro, l´ordinario Claudio Leto ha la moglie Teresa Tuttolomondo. Cento famiglie. Se è uno scandalo o non è uno scandalo giudicatelo voi.

Emanuele Lauria, La Repubblica 24/10/2008

Una Cupola dotta si spartisce il sapere di Palermo. Sono cento le famiglie che hanno l'Università nelle loro mani, cento clan accademici fatti di figli che salgono in cattedra per diritto ereditario, fratelli e sorelle che succedono inevitabilmente ai loro padri e ai loro zii, nipoti e cugini immancabilmente primi al pubblico concorso. Regnano in ogni facoltà. Si riproducono nell'omertà. Docenti parenti. Cinquantotto a Medicina. Ventuno a Giurisprudenza. Ventitré su appena centoventinove professori ad Agraria, la roccaforte dei patti di sangue.
Se l'Ateneo di Bari è diventato famoso in Italia per la compravendita di esami e per i test superati in cambio di sesso, quello di Palermo ha un primato assoluto che spiega come i "soliti noti" spadroneggino in ogni disciplina. Ordinari, associati, ricercatori: tutti legati uno all'altro da un intreccio parentale. In totale sono almeno 230. Cento famiglie.
Un altro record solo apparentemente innocuo di questa Università è per esempio il luogo di nascita dei suoi docenti: il 54,7 per cento sono palermitani. Più della metà sono di qui e due su tre vengono dalla provincia. Soltanto Napoli eguaglia la capitale della Sicilia in questa performance. Ma il numero che svela fino in fondo la Palermo cattedratica è quell'altro sui legami familiari. Sono piccoli grandi eserciti dislocati dipartimento dopo dipartimento, materia per materia.
Somiglia tanto a un'occupazione militare, chi non fa parte di un clan resta quasi sempre fuori. E tutto nel rispetto della legge e delle procedure. La regola per conquistare un posto in università è solo una: non parlare. Qualcuno - è chiaro - si ritrova suo malgrado in questo elenco nonostante meriti e titoli. Per molti però quello che conta è solo il nome che portano.
Ci sono delle vere e proprie dinasty anche a Scienze, ad Architettura, a Economia. In ogni facoltà ci sono ceppi familiari dominanti, aule e laboratori di ricerca popolati solo da rampolli. Uno scandalo dopo l'altro soffocati nel silenzio.

A Medicina le famiglie che comandano sono 24. Si ramificano dappertutto. Una è la famiglia Cannizzaro. Il padre Giuseppe è ordinario di Scienze farmacologiche, nel suo dipartimento c'è anche il figlio Emanuele (ricercatore), la cognata Luisa Dusonchet (associata) e la figlia Carla che insegna a Farmacia. Ordinario di Scienze stomatologiche è Domenico Caradonna, i figli Carola e Luigi fanno i ricercatori nello stesso dipartimento. Ordinario di Scienze biochimiche è Giovanni Tesoriere, la moglie Renza Vento è a Biologia, la figlia Zeila è entrata in Architettura dove c'è anche suo marito Renzo Lecardane. Zeila è stata nominata a soli 37 anni come associata "per chiamata diretta", il marito - che da un anno era impiegato al Comune di Palermo dopo un'esperienza all'estero - ha conquistato un posto grazie alle norme sul "rientro dei cervelli". Altri nomi eccellenti di Medicina con parenti al seguito: i Salerno (Biopatologia), i Canziani (Neuropsichiatria infantile), i Ferrara (Otorinolaringoiatria), i Piccoli (Neuroscienze cliniche). Dopo i parenti ci sono naturalmente schiere di compari. Li piazzano per grazia ricevuta. A un favore fatto ne corrisponde sempre un altro. E' una catena interminabile, un giro chiuso. Le carte sono sempre a posto, i concorsi a prova di codice penale, un altro discorso è la decenza.
Come a Economia, il reame dei Fazio. Il capostipite è Vincenzo, ordinario di Scienze economiche, aziendali e finanziarie. Nello stesso suo dipartimento ci sono altri due Fazio: i suoi figli, Gioacchino associato e Giorgio ricercatore. Insegnano la stessa materia di papà. Il preside di Economia si chiama Carlo Dominici, suo figlio Gandolfo è anche lui in facoltà per istruire gli studenti in Scienze economiche. Poi ci sono i due Bavetta, Sebastiano ordinario e Carlo associato, figli di Giuseppe che lì a Economia c'era fino a qualche tempo fa. Ora è in pensione. Un ultimo caso di padre e figli di quella facoltà: il docente di economia aziendale Carlo Sorci e sua figlia Elisabetta - ricercatrice - che insegna Diritto commerciale.
A Giurisprudenza i docenti sono 137 e i nuclei familiari che dettano legge 10. Alfredo Galasso è ordinario di Diritto privato, suo figlio Gianfranco insegna la stessa materia, nello stesso dipartimento c'è anche Giuseppina Palmeri che è la moglie del fratello di Gianfranco. Anche Savino Mazzamuto (Diritto privato, ora trasferito a Roma 3) ha lasciato un posto in eredità a suo figlio Pierluigi. La figlia di Aurelio Anselmo, Alice, ha trovato sistemazione all'Università di Trapani: ricercatrice di Diritto pubblico. Salvatore Raimondi, nome pesante, amministrativista di grido ingaggiato per i suoi "pareri" anche dalla Regione siciliana, ha nel suo dipartimento di Diritto pubblico il figlio Luigi. E Rosalba Alessi, ordinario di Diritto privato - e soprattutto potente commissario degli enti economici siciliani, una carica che vale come tre assessorati importanti - ha nello stesso suo dipartimento il nipote Enrico Camilleri.
Ad Architettura c'è una grande famiglia, quella dei Milone. Il preside Angelo è in compagnia del fratello Mario (che è anche vicesindaco di Palermo e - attenzione - assessore ai rapporti con l'Università) e due figli che sono ricercatori: Daniele e Manuela. A Lettere, i Carapezza sono 4. I fratelli Attilio e Marco, il primo che insegna Scienze delle Antichità e il secondo Filosofia e teoria dei linguaggi. Il loro cugino Paolo Emilio è ordinario di Musicologia, suo figlio Francesco è ricercatore nello stesso dipartimento di Attilio. Poi ci sono i Buttita. Nino, il vecchio, antropologo, è stato preside di Lettere. Il figlio Ignazio insegna all'Università di Sassari ma ha supplenze a Palermo. La moglie Elsa Guggino è ordinaria nella stessa facoltà.
L'elenco dei padri e dei figli continua a Ingegneria, 18 famiglie e 38 parenti. Filippo Sorbello e il figlio Rosario, Michele Inzerillo e la figlia Laura, Stefano Riva Sanseverino (cognato di Luca Orlando) e la figlia Eleonora. A Scienze Matematiche Fisiche e Naturali si contendono il numero dei parenti i Gianguzza e i Vetro. Mario Gianguzza, ordinario di Biopatologia a Medicina, a Scienze ha come colleghi i fratelli Antonio (Chimica inorganica) e Fabrizio (Biologia cellulare) e la figlia Paola (Ecologia). Uno dei loro nipoti, Salvatore Costa, è anche lui in Biologia cellulare. L'altra famiglia, i Vetro, è tutta appassionata di matematica. Pasquale Vetro, matematico. La moglie Cristina Di Bari, matematica. Il loro figlio Calogero, matematico.

La facoltà più piena di mogli e mariti e figli è però quella di Agraria. Su 129 docenti 23 sono parenti. Un quinto. Divisi in 11 nuclei familiari. Il preside Salvatore Tudisca ha lì dentro come associata sua moglie Anna Maria Di Trapani. L'ordinario Antonino Bacarella ha la figlia Simona e il nipote Luca Altamore. L'ordinario Giuseppe Chironi ha la figlia Stefania, l'ordinario in pensione Giuseppe Asciuto ha suo figlio Antonio, l'ordinario in pensione Carmelo Schifani ha il figlio Giorgio, l'ordinario Salvatore Ragusa ha il figlio Ernesto, l'ordinario Luigi Di Marco ha la moglie Antonietta Germanà, l'ordinario Vito Ferro ha la moglie Costanza Di Stefano, l'ordinario Antonio Motisi ha la moglie Maria Gabriella Barbagallo, l'ordinario Riccardo Sarno ha il figlio Mauro, l'ordinario Claudio Leto ha la moglie Teresa Tuttolomondo. Cento famiglie. Di queste ce ne sono sessanta con "residenza" fissa in uno stesso dipartimento. E' praticamente casa loro.
Attilio Bolzoni e Emanuele Lauria, La Repubblica 24/10/2008

Epifani: meno parentopoli all'università

L’Università italiana ha bisogno di una classe docente di qualità, e serve invece "meno nepotismo, meno favoritismi, meno parentopoli: l’Università non può tornare ad essere quella in mano ai baroni, ma deve tornare in mano a una classe docente di qualità, scelta in base a competenza, serietà e a rigore morale". Ad affermarlo è il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani.

"Tra i mali dell’Università - spiega Epifani - c’è un’assenza di correttezza su come si recluta il personale docente: a chi dice che la Cgil non tutela il merito - chiarisce Epifani - queste persone predicano spesso all’interno di sistemi di potere dove non c’è il merito. Prima di parlare guardassero all’interno dei loro ambienti facendo un bagno di umiltà".

Gli stessi mali di cui soffre l’Università riguardano anche il settore della ricerca. "Basta con enti di ricerca che non hanno fondi, basta a una mediocrità che su questo terreno costringe il Paese a cose imbarazzanti", aggiunge Epifani, "ci vuole una diversa programmazione delle cose". Epifani critica la frammentazione dell’Università "in sedi sempre più piccole e corsi di laurea che si spezzettano" e dice "basta" a questa frammentazione e sì a un riaccorpamento: "Rendiamo la qualità dove la quantità oggi la deprime". E chiede l’intervento del Governo. "Il Governo intervenga, assuma l’iniziativa - rileva Epifani - altrimenti il processo di degrado diventa inarrestabile e avremo pochi punti di qualità e tanta mediocrità. Serve progettazione e certezza di risorse".