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Lo sperpero delle società regionali

 

I maxigettoni delle società regionali

Le società regionali sono passate da 22 a 25.

E la spesa sale di oltre 400 mila euro

 

L´abbuffata continua, senza sosta: le società pubbliche regionali pesano sempre più sulle casse regionali, mentre l´annunciato provvedimento che dovrebbe ridurne il numero giace nei cassetti di Palazzo d´Orleans. Nel 2008 le spa sono aumentate, e a sorpresa sono cresciuti anche i compensi per gli amministratori.
L´impennata si evince dai numeri, dal confronto fra i dati relativi all´anno in corso - pubblicati di recente sul sito della Regione - e quelli del 2007. Le società da 22 sono diventate 25, con la costituzione di Inforac (strategie euromediterranee), Cape Sicilia (operazioni finanziarie e private equity) e Cine Sicilia, che promuove produzioni cinematografiche nell´Isola. Manca all´appello solo Sviluppo Italia Sicilia, recentemente acquisita interamente dalla Regione.
L´incremento delle spa pubbliche - ai cui vertici stanno molti politici non rieletti e burocrati in pensione - è un fenomeno che ha caratterizzato il secondo governo Cuffaro. Il nuovo presidente Raffaele Lombardo ha espresso l´intenzione di fare retromarcia e ha affidato al ragioniere generale Enzo Emanuele un piano di accorpamento che dovrebbe portare a 12 il numero delle società. Il documento, pronto da metà luglio, non è ancora stato esaminato dalla giunta. Intanto la spesa per indennità e gettoni gonfia: nel giro di dodici mesi si è passati da 2 milioni 824 mila euro del 2007 a tre milioni 229 mila euro. Un aumento di quasi 435 mila euro.
Anche perché, in diversi casi, gli emolumenti annui di presidenti e consiglieri d´amministrazione sono cresciuti. Qualche esempio: il responsabile di Sicilia e-innovazione, Enrico Basile, dichiara un compenso di 100 mila euro contro i 60 mila dell´anno scorso. Il suo vice, Francesco Trapani, percepisce 87 mila euro: l´aumento è di 52 mila euro. La retribuzione di Gaetano Scaravilli, presidente di Siciliacque, è salita da 85 a 115 mila euro, ma l´incremento più rilevante riguarda Multiservizi: il «compenso annuo previsto» per il presidente Sebastiano Burgaretta, nell´elenco pubblicato del 2007, era pari a 12.911 euro.

Cifra modesta, è vero, ma non paragonabile ai 110 mila euro dichiarati quest´anno. E anche il vicepresidente Salvatore Gueli ha goduto di un aumento non indifferente: 88 mila euro. I consiglieri dell´Ast, pur diminuiti, hanno visto lievitare di 24 mila euro il proprio gettone annuo. Hanno invece ridotto i compensi Sicilia e-servizi (presieduta da Lelio Cusimano), Sicilia Patrimonio Immobiliare (guidata da Carlo Sorci) e Mercati Agroalimentari, il cui nuovo presidente Vincenzo Ingrassia guadagna oltre 40 mila euro meno del predecessore Antonino Bartolotta.
La crescita della spesa fa a pugni con una circolare firmata a ottobre dall´ex assessore Guido Lo Porto per ridurre i compensi degli amministratori. Lì veniva stabilita una diminuzione del 30 per cento delle indennità rispetto a quanto previsto dalla legge. Quella disposizione non ha sortito risparmi. Ma l´effetto contrario: «Purtroppo alcune società che stavano al di sotto dei tetti massimi indicati dalla circolare - dice Emanuele - si sono adeguate alzando i compensi, seppur questa possibilità venisse esplicitamente negata. È stata un´interpretazione non corretta dell´atto. Sì, è proprio urgente un riordino del settore».

 di Emanuele Lauria http://palermo.repubblica.it 23/08/08

 

 

 

 Scandalo dopo scandalo, spreco dopo spreco, ecco la frontiera del federalismo “dello spreco” e del

business per pochi : “la formazione professionale"

 

La Sicilia, bella e dannata. Dopo la sanità, la formazione, uno dei tanti  bubboni siciliani che dimostra come con il denaro pubblico la Regione agevola la formazione di sistemi clientelari e li alimenta con ingenti finanziamenti destinati per lo più al mantenimento delle strutture associazionistiche, il tutto  a spese del contribuente. La formazione ha creato un sistema al di sopra del sistema istituzionale da quale trae linfa  vitale per esistere e soprattutto per “moltiplicarsi”.

La Regione Siciliana  nel 2007 ha impiegato per la formazione “della nuova forza lavoro” qualcosa come 432 milioni di euro che per chi non ha ancora “mentalmente” recepito l’euro, significano 864 MILIARDI delle vecchie lire.

Un fiume di denaro che alimenta associazioni, enti e fondazioni che dovrebbero dare ai giovani disoccupati una qualificazione professionale per l’inserimento nel mondo del lavoro.

A fronte di questo immenso patrimonio pubblico il fallimento totale di una idea di fondo certamente  degna  di attenzione,  ma che come spesso succede in Sicilia, varata la legge, trovato l’inganno..  ed allora i fondi diventano preda di associazioni, fondazioni ed enti vari che presentano corsi di vario genere fini a stessi se non fine a mantenere in piedi la propria struttura.

Una formazione inutile che come dimostrano i numeri presentati nella relazione della Corte dei Conti, questa “formazione”  selvaggia non ha portato un’adeguata riduzione della disoccupazione, anche in considerazione che la legge regionale prevede la formazione per l’impiego e si scontra con la norma nazionale che riconosce direttamente all’azienda i contrbuti per la formazione “diretta” del neo assunto. Le aziende quindi hanno tutto l’interesse di assumere personale da formare per ottenere i benefici fiscali che altrimenti non avrebbero assumendo persone “qualificate”.  Allora viene da chiedersi come mai nessun politico, sia esso di sinistra o di destra, abbia mai denunciato questo stato di cose e di questa assurdità tipicamente siciliana che costa al contribuente mezzo miliardo di euro l’anno.

Nel 2006 il dato della disoccupazione si è stabilizzato al 13,5%  per gli uomini e del 18,4%  per le donne e il dato del 2007 tende a salire.

Secondo la Corte, il dato più allarmante riguarda la disoccupazione giovanile a cui dovrebbe prevalentemente rivolgersi la spesa per una seria  e  mirata formazione professionale. Infatti, nel 2005 il dato disoccupazionale riguarda il 40,6% per gli uomini e il 52,1% per le donne. Un fallimento su tutta la linea di un progetto nato con grandi obiettivi che ha partorito nel tempo carrozzoni sovvenzionati da denaro pubblico, utili per posti di sottogoverno e centri di assistenzialismo. 

Tutto il sistema della formazione professionale  fa acqua da tutte le parti. La Regione Siciliana finanzia ogni genere di corsi, istituiti per far numero e senza che i partecipanti abbiano la pur minima possibilità di inserimento nell’attività lavorativa perché questi corsi vengono programmati autonomamente dalle associazioni, fondazioni o enti, e non provengono, per “indirizzo” e per numero di addetti, da richieste di aziende o industrie.

Si sfornano addetti al marketing,   di informatica, di assistente sociale, tecnico per la fruizione museale (?), gestori di Bed & Breakfast (?), addetto stampa nell’era di internet (?), esperto di imprese no profit (?), etc.etc.

Chi più ne ha ne mette in questo calderone senza fondo e senza controlli sulla validtà progettuale e sui riscontri occupazionali. Anarchia completa ed assistita con i soldi dei contribuenti.

A chi fa comodo che tutto ciò continui? Difficile dirlo ma il sistema che si è creato intorno alla formazione sembra aver acquistato una notevole potenza politica, non a caso molte associazioni e fondazioni sono “vicine a partiti e sindacati”, che lo rende permeabile ai cambi di governo, di qualsiasi colore essi siano.

In questo contesto non sorprende la recente elezione nelle file del PDL all’ARS di Ignazio Marinese, ex dirigente generale dell’Assessorato al Lavoro della Regione Siciliana, ora membro della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro. 

da Osservatorio-Sicilia 28/08/08