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La Regione parallela. Eccoli, i numeri degli assunti nelle spa partecipate dalla
vecchia Trinacria, spuntate come funghi negli ultimi anni. Vascelli dove
viaggiano comodamente amici (o parenti stretti) di politici e burocrati e
corpose truppe di precari stabilizzati. Tutti o quasi entrati rigorosamente
senza concorso pubblico. I dipendenti delle 25 società collegate alla Regione
hanno raggiunto la cifra astronomica di 3.546.
In pratica, solo in questa
dependance dell´amministrazione siciliana risiede quasi lo stesso numero di
impiegati dell´intera Regione Lombardia. Il dato è finalmente ufficiale:
è contenuto in un prospetto allegato alla proposta di riduzione degli enti
(dovrebbero scendere a 12) consegnato dal ragioniere generale Enzo Emanuele al
governatore Raffaele Lombardo. Alza il velo su una lievitazione degli organici
avvenuta negli ultimi cinque anni o poco più. Le società più piccole (quelle che
si occupano di informatizzazione o del patrimonio immobiliare) sono nate dal
2005 in poi, le altre, più antiche, nello stesso periodo hanno visto crescere
sensibilmente il proprio personale. Come l´Azienda siciliana trasporti che nel
2006 ha stabilizzato oltre 300 dipendenti, come Beni Culturali spa che ha
ereditato i precari di Artevita (si tratta soprattutto custodi di monumenti)
trasformando i rapporti di lavoro in contratti a tempo indeterminato e più
recentemente ha assunto circa 200 dipendenti licenziati da Spatafora.
Provvedimenti figli di emergenze sociali ai quali si sono accompagnate
assunzioni di portata più limitata. Ma sempre con procedure di tipo
privatistico: il reclutamento avviene, formalmente, ad opera di società per
azioni. Il magistrato della Corte dei conti Stefano Dagnino a maggio segnalò «il
fenomeno sempre più diffuso nella pubblica amministrazione, che porta a
inaugurare società al solo scopo di assumere personale, raddoppiando di fatto
l´apparato amministrativo, visto che le società sono poi spesso interamente
partecipate da enti pubblici».
Gli enti ci hanno provato anche in quest´ultima stagione
pre-elettorale a spalancare le proprie porte d´ingresso: alla fine del 2007 la
società interinale Interim 25 pubblicò un avviso (con scadenza dopo qualche
giorno) per l´assunzione di 38 tra ingegneri ed esperti di informatica in una
società di Palermo di cui, «per motivi di privacy» (proprio così), non veniva
fatto il nome. La società era Sicilia e-innovazione, una delle due strutture
che, per l´informatizzazione degli uffici e lo sviluppo delle nuove tecnologie,
gestiscono qualcosa come 300 milioni di euro fra fondi statali ed europei.
Assunzioni poi non effettuate, come quelle che avrebbero dovuto rimpolpare
l´organico di Biosphera con 400 addetti alla cartellonistica in sentieri e
riserve naturali. Tutto inceppato nella tenaglia costituita dallo stop decretato
dalla Corte dei Conti agli affidamenti in house di progetti alle spa regionali e
dalla circolare di Lombardo che ha vietato l´ingresso di nuovo personale in
queste società. Ma ciò non ha impedito a Sicilia e-innovazione di ingaggiare in
precedenza figli di alti burocrati regionali e di politici, fra i quali Piero
Cammarata (primogenito del sindaco di Palermo), assunto come dirigente a
contratto. Di converso, alcune società si presentano come scatole vuote,
con un numero di dipendenti inferiore a quello dei membri dei consigli
d´amministrazione: è il caso dei Mercati agroalimentari, di Sicilia e-ricerca,
di Cape, di Cine Sicilia. Ora il problema è: che fare con questo personale? «È
una pesante eredità - dice l´assessore al Bilancio Michele Cimino - e il
rischio, inutile negarlo, è che parte di questi dipendenti finiscano nei ruoli
della Regione. Il nostro progetto prevede che, nel progetto di fusione, le
società capofila assorbano il personale dalle altre. Ma la vera scommessa sarà
quella di farli funzionare questi enti. Di offrire finalmente servizi».
di Emanuele Lauria http://palermo.repubblica.it
24/08/08
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