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SANITA' IN SICILIA

 

Laboratori, studi medici e palestre ecco i big dei rimborsi in Sicilia

A Palermo dopo la ex clinica di Aiello c´è una polisportiva. Il boom dei centri di riabilitazione che ottengono fino a 4 milioni di euro di compensi

Sono navigatori solitari, parenti di politici, oppure ereditieri di imperi familiari che fiutano di giorno in giorno dove tira il vento, e lo seguono. Sono i ras della sanità privata siciliana, i padroni di convenzioni milionarie che adesso hanno ingaggiato uno scontro senza ritorno con l´assessore alla Sanità, Massimo Russo.
Da Palermo a Catania, da Trapani ad Agrigento, ogni provincia ha il suo "padrone" con in tasca una convenzione che vale da uno a cinque milioni di euro di rimborsi da parte della Regione.
A guidare tutta la truppa fino al 2003 è stato Michele Aiello, condannato per associazione mafiosa perché ritenuto vicino a Bernardo Provenzano e proprietario di Villa Santa Teresa a Bagheria: una struttura che lo scorso anno, anche se in amministrazione controllata (dopo l´indagine che ha coinvolto Aiello), ha ricevuto 5,7 milioni di euro per la radioterapia oncologica e le prestazioni ad altissima specialità (come la Tac).

Dopo Aiello, a farla da padrone a Palermo sono i centri di fisiokinesiterapia, che nel 2003 grazie alla sponsorizzazione del colonnello dell´Udc, il fisiatra Antonello Antinoro, hanno avuto approvato un decreto che finanzia prestazioni che nessun´altra regione rimborsa, come la magnetoterapia. A Palermo, subito dopo Villa Santa Teresa, a ricevere il maggior tetto di budget (4 milioni di euro) c´è la Polisportiva di via Belgio fondata dal limiano di ferro Pietro Firrito, e adesso guidata dall´ex moglie Irene Giusino.
Subito dopo si piazza un´altra famiglia storica palermitana nel campo della riabilitazione, quella dei Camilleri, guidata adesso dalla giovane Faira, che gestisce due centri Sanicam, uno in città (che riceve 1,9 milioni di euro di budget) e un secondo a Catania (2,2 milioni di rimborsi). Tra i big della fisiatria palermitana ci sono poi Fabrizio Mantia, patron dell´omonimo centro che ha avuto assegnato nel 2007 un budget da 1,4 milioni di euro, e Salvatore Nigito - titolare del centro omonimo e medico dello staff sanitario del Palermo - che ha ottenuto 1,5 milioni di euro di rimborsi.

A guidare invece le fila dei laboratori di analisi è Nicola Locorotondo, molto vicino all´Mpa di Lombardo, che ha messo in piedi una struttura ad alta tecnologia da 2,4 milioni di euro di budget. Tra i titolari delle convenzioni più ricche anche il patron della clinica "Maddalena", Guido Filosto, forzista vicino a Dore Misuraca, che con il suo Istituto di diagnostica siciliano incassa budget da 2,6 milioni di euro.
Nel campo della radiologia spicca la Casa di cura Demma (oltre 500 mila euro di budget), acquistata recentemente da una cordata di imprenditori molto vicina all´ex governatore Salvatore Cuffaro. Tra gli odontoiatri il vero leader è Vito Romano che nel suo studio di piazza Castelnuovo incassa 730 mila euro di rimborsi per 40 mila prestazioni all´anno.
I padroni della sanità convenzionata sono però sparsi un po´ in tutta la regione: a Marsala c´è il centro di riabilitazione di Salvatore Calvaruso, oltre un milione di rimborsi l´anno, mentre ad Agrigento c´è il centro "Darwin" della dottoressa Scimé con oltre 300 mila euro di budget. A Catania, manco a dirlo, la classifica la guida un fisiatra, Giovanni Tringali con 2,1 milioni di euro di rimborsi: Tringali nel 2005 ha apertamente fatto campagna elettorale per l´attuale senatore Mpa, Giovanni Pistorio.
Subito dopo si piazza lo studio diagnostico Coppola di Paternò, con 1,3 milioni di budget: qui socio di maggioranza è Salvatore Zappalà, cognato del manager dell´Ausl catanese Antonio Scavone, fedelissimo di Lombardo. Un altro legato a Scavone, e quindi all´Mpa, è Giuseppe Romeo, proprietario di uno studio di diagnostica da 1,1 milioni di euro di budget.
A Catania a farla da padrone non sono solo laboratori e fisiatri, ma anche studi di cardiologia: il re del comparto è Salvatore Gibiino, un milione di euro di rimborsi, parente del deputato forzista Enzo Gibiino, legato all´ala del presidente della Provincia etnea Giuseppe Castiglione, che guida comunque la truppa dei cardiologi: non è un caso, forse, che la spesa per rimborsi in questo comparto a Catania sia passata dai 3,6 milioni di euro del 2001 ai 7,8 milioni del 2007, come se nella provincia ci fosse stato un boom di cardiopatici.

di Antonio Fraschilla http://palermo.repubblica.it 12/09/08

Analisi inutili e assistenza ai morti,

le truffe bruciano un terzo della spesa

 Secondo uno studio della Cgil il costo dei reati supera il 30 per cento degli 8,5 miliardi destinati alla sanità.

Collodoro della Fials: "Mancano i controlli"

Apposta gli stessi medici li chiamano smammali: presentano quadri clinici più o meno gravi ma sufficientemente articolati da far risultare la loro degenza necessaria. Così s´ingrossa la spesa sanitaria che è fatta anche di tanti altri espedienti per ottenere danaro pubblico.
A volte la corsa al finanziamento trascende le regole fino a sfociare in reati che non sempre vengono intercettati e perseguiti in tempo. La Cgil ha condotto uno studio in proposito e ha calcolato che i reati e più in generale gli abusi incidono nella misura del 30 per cento sugli 8,5 miliardi complessivi della spesa sanitaria siciliana.
Di quel 30 per cento fanno parte i finti poveri che aggirano il pagamento del ticket e i falsi vivi, ovvero i cittadini che nonostante siano deceduti continuano a risultare fra gli assistiti dei medici di base. E poi ci sono i malati immaginari ai quali vengono rifilate decine di analisi, meglio se costose, ma assolutamente inutili.
Un anno fa la guardia di finanza appurò che nella sola provincia di Trapani in vent´anni erano stati curati 7.628 pazienti passati a miglior vita.

Dall´Aldilà sono costati all´erario 5 milioni di euro con i quali si sono arricchiti 350 medici finiti sotto inchiesta. Le fiamme gialle si sono premurate a precisare che quel caso era solo «la punta dell´iceberg», perché difettano o mancano del tutto i controlli da parte delle Ausl.
«Evidentemente, per la sanità siciliana le tecnologie sono qualcosa di cui spaventarsi - dice Angelo Collodoro, segretario regionale della Fials medici - Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che l´Ausl 6, come tante altre aziende della regione, non è collegata con l´anagrafe del Comune per rilevare i decessi, né con la banca dati dell´Agenzia delle entrate per appurare in tempo reale qual è il reddito del cittadino che sostiene di non dovere pagare il ticket».

Sempre la guardia di finanza, ma stavolta a Palermo, ha scovato 508 assistiti dal servizio sanitario nazionale che dichiaravano reddito zero. Ma è bastato un controllo incrociato per scoprire che nel drappello di «esenti ticket» c´erano pure proprietari di appartamenti dati in affitto e professionisti dagli studi avviati.
«Le maglie della sanità sono talmente larghe, i controlli così deboli e inefficaci - dice Renato Costa della Cgil medici - che è diventato fin troppo facile organizzare frodi e truffe. Ma al di là dell´aspetto penale, c´è quello economico. Dagli studi condotti dal nostro sindacato emerge che il danno erariale ammonta al 30 per cento della spesa sanitaria».
Non è dato da sapere quanto incidano su questo trenta per cento le truffe condotte dai laboratori di analisi finiti sotto inchiesta. Ogni procura di ogni provincia ne ha aperto almeno una. Per ottenere il contributo regionale, alcuni centri si sono fatti prestare i prelievi di altri laboratori e a loro volta si sono serviti di strutture terze per diagnosi che, altrimenti, non avrebbero potuto realizzare.

La maggior parte delle inchieste ha riguardato le analisi inutili regolarmente autorizzate e pagate. Un semplice prelievo di sangue si portava appresso grappoli di accertamenti, tutti rimborsati dalla Regione a piè di lista. Ma raramente, finora, è stato possibile dimostrare che l´eccesso diagnostico configurasse un reato.
Eccessive sono risultate quasi sempre le prescrizioni dei medici di base. L´Ausl di Agrigento, relativamente all´anno passato, ha calcolato un surplus del 10 per cento: avrà pesato parecchio il medico di famiglia che ha vergato 191 ricette in un solo giorno. «Controlli più accurati e approfonditi da parte dell´amministrazione sanitaria farebbero da deterrente contro chi vuole abusare delle prestazioni», aggiunge Costa.
La Corte dei conti, nell´ultimo giudizio di parificazione sul rendiconto del 2007, si è spinta a definire «imbarazzanti» le spese della sanità siciliana. Lo ha detto il procuratore generale d´appello, Giovanni Coppola: «È imbarazzante osservare - ha affermato - che si tratta del 30 per cento in più di quanto spende la Finlandia, uno Stato più grande dell´Italia e con un sistema sanitario pubblico tra i più efficienti al mondo».
La sanità siciliana, invece, detiene altri record come i 1.844 convenzioni esterno che hanno eguali in Italia. Dividendo la spesa per il numero di abitanti, risulta che a ciascun siciliano la sanità è costata 1.711 euro. E chissà quanto avranno inciso gli smammali parcheggiati in clinica a Natale mentre i loro congiunti, a casa, mangiavano panettone e giocavano a tombola.

di Massimo Lorello http://palermo.repubblica.it 12/09/08