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Negli ultimi sei mesi a Palermo, i prezzi di un paniere di 25 beni di largo
consumo, dal pomodoro al pane, dalla carne al latte, sono aumentati del 6, 64
per cento. A monitorare il carovita in città sono le associazioni dei
consumatori che in dieci punti di osservazione da Brancaccio a viale Strasburgo,
da via Oreto al Cep, rilevano una corsa delle tariffe superiore agli indici
Istat, ad agosto in salita del 4,4 cento rispetto all´anno scorso. Ad
aumentare sono soprattutto i generi di prima necessità, dal pane bianco, che ad
aprile scorso costava 2,20 euro al chilo e a settembre balza a 2,40 euro, alla
pasta, con un aumento medio dell´8,16 per cento, alle fettine di manzo, che
passano da 11 euro a 11,50 al chilo.
Aumenti che per le associazioni dei
consumatori sono «frutto della speculazione dei commercianti e dei fornitori».
Una «speculazione» che si insidia nei vari passaggi della filiera. Tanto per
fare un esempio, se al mercato ortofrutticolo di Vittoria, il pomodoro costa
70-80 centesimi al chilo, una volta arrivato sui banchi di frutta e verdura di
supermercati e mercati rionali schizza a 3 euro. Sul prezzo del pane, poi, la
forbice è ancora più ampia. Un chilo di grano, secondo i produttori Coldiretti
costa attualmente 27 centesimi, quasi la metà rispetto alla quotazione dei primi
mesi dell´anno, mentre il pane rimacinato al chilo costa in media anche 2,80
euro. «Con questa indagine - spiega Luigi Ciotta, presidente regionale di
Adoc - abbiamo scoperto che i prezzi finali rispetto quelli alla produzione sono
superiori anche del 400 per cento». Per Benedetto Romano, segretario regionale
di Adiconsum «l´aumento dei prezzi è talmente ingiustificato da fare sospettare
che in alcuni processi di distribuzione e di formazione dei prezzi ci sia
l´intervento della malavita organizzata».
Ecco perché le associazioni dei
consumatori, Adoc, Adiconsum e Federconsumatori assieme a Coldiretti e Cia
organizzano domani in piazza Pretoria alle 9,30 un sit-in e invitano i
palermitani allo sciopero della spesa e della pagnotta, evitando gli acquisti
nei supermercati e nei panifici per una giornata. A rifornire i primi
partecipanti alla manifestazione di domani, ci penseranno gli stessi promotori.
«Distribuiremo - continua Ciotta - 300 confezioni da mezzo chilo di pasta e 200
bocconcini di pane sigillati». In piazza ci saranno anche due banchetti di
frutta e verdura delle associazioni dei produttori. «Per acquistare pane e pasta
- dice Alfredo Mulè, presidente regionale di Coldiretti Sicilia - una famiglia
di quattro persone, con due bambini, spende in media 80 euro al mese, cifra che
cresce fino circa a 120 euro nel caso in cui i figli sono adolescenti». E se il
consumo di farinacei a Palermo è in calo dell´8 per cento, molti si stanno
attrezzando a produrre il pane in casa, con gli elettrodomestici che impastano e
cuociono i filoni. «Con questa protesta - interviene Lillo Vizzini, presidente
regionale dei consumatori - vogliamo dare la sveglia alle amministrazioni
locali, anche contro l´aumento del biglietto dei trasporti locali». E per
ovviare al carovita, le riviste specializzate come Altroconsumo invitano a fare
la gimcana tra i punti vendita: si può risparmiare fino a 947 euro l´anno.
AUTUNNO
CALDO: RINCARI SU ENERGIA, SPESA E CELLULARI
Portafoglio più leggero per le famiglie italiane. Aumentano i prezzi dei
prodotti alimentari, come quelli dell’energia e delle tariffe telefoniche. La
spesa per l’energia è rincarata di 680 euro l’anno nel periodo 2007-2008,
secondo i conti delle associazioni dei consumatori, Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori riunite. In particolare, secondo le
associazioni, la benzina è aumentata di 180 euro e il gasolio di 324 euro.
Salato anche il conto del riscaldamento domestico, con un rincaro di 180 euro,
come quello della luce e del gas (+250 euro). Rincari che vanno ad assommarsi ai
prezzi della spesa quotidiana. Secondo le stime preliminari dell’Istat,
l’inflazione ad agosto è scesa al 4 per cento. Per Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori il livello dei
prezzi resta ad ogni modo allarmante: “Il livello d’inflazione rimane alto e
preoccupante; è emergenza prezzi, soprattutto per i generi alimentari e i
prodotti energetici. Due beni primari e insostituibili, che rappresentano la
spesa più considerevole per le famiglie, e che drenano risorse, comprimendo così
tutti gli altri settori commerciali e produttivi, con un grave danno per
l’economia del Paese”. Gli sceriffi dei prezzi hanno rilevato il costo dei
generi alimentari dell’ultimo periodo. Rispetto ad agosto 2007 la pasta segna un
incremento del 26 per cento, il pane del 16 per cento, pollo e patate oltre il
40 per cento. Per una ricaduta totale sulle famiglie di 565 euro per il
2008. Questo nonostante il prezzo del petrolio sui mercati internazionali
continui a scendere. Ma secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) i costi di
produzione per le imprese agricole sono sempre più alti e insostenibili, tanto
da mettere a rischio la stessa sopravvivenza delle aziende agricole. Solo nel
mese di giugno la crescita dei costi produttivi è stata pari al 10,4 per cento
rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre i redditi seguono una linea
discendente: nel 2007 si è registrata una contrazione pari 2 per cento.Si può
parlare di vera e propria acqua alla gola per le famiglie, visto che anche i
servizi idrici sono sempre più cari per gli italiani. Le tariffe dell’acqua
corrono infatti più dell’inflazione e in cinque anni hanno messo a segno un
rialzo del 35,4%: è quanto è emerso dal Rapporto internazionale sull’Acqua e sui
relativi costi nel 2007-2008 realizzata da Nus Consulting Group, che fornisce
una panoramica sui costi idrici in Italia e in 14 paesi nel mondo. In Italia,
secondo l’indagine, le tariffe idriche sono aumentate tra il 2007 e il 2008 da
95,5392 centesimi di euro al metro cubo a 100,0323 cent/mc, segnando un +4,7 per
cento. Come se non bastasse, Tim e Vodafone hanno annunciato imminenti
ritocchi alle tariffe, suscitando una bufera. Per Adiconsum, “mentre Tim chiede
un aumento delle tariffe pari a 5 cent/min sul servizio, Vodafone distribuisce
l’aumento in parte sullo scatto alla risposta e in parte sul servizio (durata
della comunicazione)”. Adiconsum ha evidenziato che “per l’aumento spalmato
sulla durata della comunicazione può ravvisarsi una violazione della normativa
sulle pratiche commerciali scorrette, dovuta allo scatto di 30 secondi pagato
anticipatamente. In altre parole è sufficiente un singolo secondo di
comunicazione per dover pagare anche i 29 secondi successivi”. Secondo Altroconsumo gli aumenti medi per utente varieranno da 49 a 83
euro. L’Antitrust ha annunciato l’avvio di un procedimento contro i due
operatori telefonici. |