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Poche discariche, pochi soldi, poco tempo. E tanti rifiuti. La Sicilia teme
l´emergenza immondizia e le iniziative finora programmate dall´amministrazione
regionale e dai comuni non sono sufficienti a scongiurare lo spauracchio. Lo
dicono i numeri. Le discariche attualmente operative sono diciotto in tutto il
territorio siciliano. Tredici di queste avrebbero dovuto chiudere per problemi
strutturali e di capienza ma grazie a ordinanze prefettizie e del presidente
della Regione continuano a operare consentendo di scongiurare il rischio che
l´immondizia resti a marcire lungo le strade dei comuni della
Sicilia. Dodici discariche attendono la valutazione di impatto ambientale
da parte dell´assessorato al Territorio perché si possano ampliare i confini ed
evitare la saturazione che arriverebbe inesorabile nel giro di poco tempo. Altre
13 dovrebbero essere realizzate ex novo e pure queste attendono il lasciapassare
della Regione, ma avranno capienza ridotta. La capacità complessiva degli
impianti attualmente in servizio è di circa 3 milioni di metri cubi di rifiuti.
I siciliani ne producono ogni anno 2,6 milioni e in discarica, in considerazione
di una raccolta differenziata che finora ha dato risultati disastrosi, ne
arrivano 2,4 milioni. Le discariche in fase di ampliamento garantiranno,
a conclusione dei lavori (cioè fra 10-12 mesi), la capienza di altri 3,5 milioni
di metri cubi di rifiuti dunque la possibilità di scongiurare l´emergenza per
poco più di un altro anno. Fermo restando che, eccetto un paio di casi, le
discariche in ristrutturazione sono tutte pubbliche, serviranno per realizzare i
lavori da 50 a 60 milioni di euro. Troppi rispetto a quello che potrà garantire
l´Agenzia regionale per i rifiuti. Il fondo europeo di sviluppo regionale
2007-2013 ha previsto 90 milioni però dovranno servire non solo alle discariche
ma anche agli impianti di compostaggio e soprattutto alla raccolta differenziata
che in Sicilia, in cinque anni non è andata oltre il 6,6 per cento con Palermo
inchiodata alla desolante quota del 3,6 per cento.
Sulla concessione dei fondi, poi, l´Unione europea è rigidissima perché,
attraverso una specifica procedura, controlla i risultati raggiunti dalla
pubblica amministrazione sulla riduzione dei rifiuti prodotti: in assenza di
miglioramenti del trend, provvede al taglio dei finanziamenti. La raccolta
differenziata giocherà un ruolo decisivo per gli inceneritori dato che i rifiuti
destinati alla combustione dovranno essere privati appunto dei materiali
riciclabili. Ma i termovalorizzatori, considerato che i bandi di gara per la
loro realizzazione non sono stati ancora pubblicati, se tutto va bene saranno
pronti fra cinque anni quando le discariche saranno sature. Per gestire
l´immediato, la Regione e le amministrazioni locali non possono che confidare
proprio sulle discariche e temendo la saturazione di quelle attualmente in
servizio hanno previsto la realizzazione di altri tredici nuovi impianti. Tre
dovrebbero ricadere nella provincia di Palermo, due a Trapani e altrettanti a
Messina, Agrigento e Catania, uno a Ragusa e uno a Caltanissetta. Ma la loro
capienza sarà poca cosa dato che mediamente non andranno oltre i 200 mila metri
cubi. Una vasca di Bellolampo, giusto per fare un confronto, di metri cubi ne
contiene un milione. E poi c´è il problema dell´impatto che la realizzazione di
nuove discariche potrebbe generare sulle popolazioni dei territori dove
dovrebbero essere realizzati i nuovi impianti. Per questo la Regione procede con
cautela e riservatezza soprattutto nella definizione dei confini territoriali di Massimo
Lorello http://palermo.repubblica.it
19/09/08
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