|
L´ultimo concorso bandito dalla Regione costerà a Palazzo d´Orleans 560 mila
euro. Perché quel concorso di otto anni fa, destinato a potenziare il settore
dei Beni culturali, di fatto non si è mai concluso. E anzi ha prodotto una
pioggia di cause, finora vinte dai ricorrenti che lamentano di avere subito
un´ingiustizia. Il danno di oltre un miliardo delle vecchie lire lo ha
quantificato la procura della Corte dei conti e lo ha imputato direttamente alla
dirigente regionale, si chiama Maria Carollo, che al tempo si occupò del
concorso. Ma le responsabilità, a sentire le considerazioni degli stessi
ricorrenti, sono da attribuire a più componenti dell´amministrazione regionale,
a cominciare dagli assessori ai Beni culturali che si sono succeduti da allora.
Il primo fu Fabio Granata.
Dei mille posti banditi nel 2000, 390 riguardavano la figura di dirigente
tecnico. La selezione chiamava in causa archeologi, storici dell´arte, geologi,
chimici, fisici e paleografi. Ma non bastava la laurea per poter nutrire qualche
chance di vittoria: era necessario possedere una specializzazione professionale
produrre più di una pubblicazione. I vincitori del concorso, finiti i
festeggiamenti, hanno però scoperto che la Regione non li avrebbe più assunti
come dirigenti tecnici semplicemente perché, a causa della riforma del pubblico
impiego che intanto era diventata legge, quella figura professionale non c´era
più, era stata cancellata. Per i professionisti neoassunti, alcuni avevano
lasciato altre occupazioni, c´erano solo scrivanie da funzionari direttivi,
figura che riguarda i diplomati e che per questa ragione prevede onorari ridotti
rispetto a quanto riservato a un dirigente.
I vincitori del concorso, dopo le prime richieste di modifica dell´inquadramento
a loro riservato, si sono rivolti al giudice. In 52 hanno già vinto in primo
grado e in venti hanno ottenuto ragione anche in secondo grado. Venticinque casi
sono già in Cassazione, ma per altri otto aspiranti dirigenti la Regione non è
ricorsa fino all´ultimo grado di giudizio così ha dovuto inquadrarli ai Beni
culturali con la qualifica di dirigente. Un precedente dal quale,
inevitabilmente, potranno trarre vantaggio anche gli altri professionisti che da
otto anni attendono di avere riconosciuto quanto spetta loro di diritto.
Quel che è certo è che alla Regione tira una brutta aria. Tre mesi fa un
pronunciamento del Consiglio di giustizia amministrativa aveva dato ragione ai
vincitori del concorso. Adesso è arrivata la procura della Corte dei conti che
ha fissato in 560 mila euro il danno prodotto dal mancato inquadramento dei
vincitori del concorso.
La Regione sta studiando una scappatoia e punta a giocarsi tutte le sue restanti
carte in Cassazione. In questo modo, di sicuro, potrà prendere ancora tempo in
attesa di una soluzione che al momento non ha ancora trovato. I vincitori del
concorso in realtà la soluzione l´avevano individuata da soli: sparita, dopo la
riforma della pubblica amministrazione, la figura di dirigente tecnico sarebbero
potuti approdare a quella, tutta nuova, di dirigente di terza fascia. Solo che
lì, hanno fatto sapere loro dall´assessorato ai Beni culturali, i posti erano
tutti occupati dagli interni che, intanto, in ordine sparso e senza tanto
baccano, erano stati promossi dalle categorie inferiori.
L´ufficio legale della Regione, in un primo parere, aveva dato ragione ai
ricorrenti, ma in un successivo pronunciamento aveva un po´ corretto il tiro
asserendo che le scrivanie di dirigente di terza fascia erano ormai occupate. Il
"tutto esaurito" adesso rischia di costare alla Regione 560 mila euro. Massimo
Lorello La Repubblica ed. Palermo 27/09/2008
|